Parrocchia S. Giovanni Bosco  -  Vasto

SCUOLA DELLA PAROLA 2018-19
QUINTO INCONTRO - 12.12.2018

 
 

VIVERE L'INCONTRO CON GESU'

 

"OGGI PER QUESTA CASA E' VENUTA LA SALVEZZA"

 
 

La Parola di Dio

 
Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10)

 
1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

  

Commento teologico-esegetico

 

Nel brano di Lc 19,1-10 viene descritto l’incontro di Gesù con il capo dei pubblicani Zaccheo. È un testo che contiene al suo interno tanti temi che Luca sviluppa lungo il suo Vangelo. Il nostro testo, pertanto, potrebbe essere considerato anche come la sintesi dell’intero vangelo di Luca.

 

Nel suo cammino verso Gerusalemme, ecco che entra in scena un altro personaggio, presentato da Luca con alcuni sostantivi generali e poi con alcuni verbi che descrivono le sue azioni in questo particolare frangente. Egli è:

 

- «un uomo»: Gesù vede un uomo dove gli altri vedono solo un delinquente.

- «chiamato con il nome Zaccheo»: non solo «di nome Zaccheo», ma anche degno di essere chiamato con il suo nome proprio dagli altri. Un nome che, paradossalmente, significa «puro, innocente» (!).

- «capo dei pubblicani»: i pubblicani erano coloro che svolgevano il mestiere, impuro per gli ebrei, dell’ingiusto e odiato esattore delle tasse per conto dell’impero romano; erano il simbolo del peccatore pubblico, riconosciuto tale da tutti (cf. Lc 5,30-32; 7,34). Gesù sceglieva di preferenza la compagnia di questi peccatori pubblici per mostrare, in modo paradossale, che queste persone emarginate e condannate sono nient’altro che il segno manifesto della condizione di ogni essere umano. Nel nostro caso si tratta per giunta di un capo dei pubblicani!

- «ricco»: oramai sappiamo bene quanto il vangelo di Luca sia duro verso coloro che ripongono la loro fiducia nei beni e sono incapaci di condividerli con gli altri uomini (cf. Lc 6,24). Nel nostro testo c’è però un dato particolarmente interessante. Al termine del racconto sul fallito incontro con l'uomo ricco, Gesù aveva affermato: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc 18,27). È proprio quello che avviene qui. Ma perché avviene? Perché c’è un’importante differenza tra Zaccheo e l’altro uomo ricco: Zaccheo viene considerato da tutti come un peccatore, ed egli stesso è pronto ad ammetterlo. Zaccheo non è in grado di affermare, come aveva invece sostenuto l’altro: «Ho osservato i comandamenti fin dalla giovinezza» (cf. Lc 18,21).

 

Zaccheo è consapevole di essere peccatore e sa di aver bisogno del perdono. Per questo ha nel cuore un grande desiderio di conoscere il profeta e maestro Gesù, di cui evidentemente ha sentito parlare, nella speranza che l’incontro con lui possa cambiare qualcosa nella sua vita. Lo mostra il suo comportamento: «cercava di vedere Gesù chi fosse», cioè desiderava davvero conoscere approfonditamente quest’uomo. «Ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura». Zaccheo rappresenta tutti coloro che cercano Gesù e vanno da lui con i propri limiti, con le proprie debolezze. Dobbiamo andare verso Gesù con questa consapevolezza.

 

Ed ecco un improvviso ribaltamento, tipico di quando Gesù prende l’iniziativa: «Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse». Zaccheo va per vedere e scopre di essere visto in anticipo da Gesù. In questo incrocio c’è tutto il senso della nostra vita cristiana. Noi vogliamo vedere Gesù, vogliamo stare con lui, ma è lui che ci vede, ci ama in anticipo, ci chiama e ci offre la vita in abbondanza, con lui.

 

«Oggi devo fermarmi a casa tua». "Oggi": è una parola chiave in Luca (cf. anche Lc 2,11; 4,21; 23,43). Oggi Gesù ci incontra e ci salva! "Devo": che possiamo rendere con "è necessario"; il verbo esprime il modo in cui, nella sua piena libertà, Gesù compie la volontà di salvezza di Dio per tutti gli uomini. "A casa tua": entrare nella casa di un altro significa condividere con lui l’intimità; nello specifico, essendo Zaccheo un peccatore pubblico, questo auto-invito di Gesù significa compromettersi in modo scandaloso con il suo peccato.

 

Gesù porta a Zaccheo il perdono divino. Siamo al centro non solo del nostro testo, ma anche al cuore della relazione con Dio: il perdono di Dio, in Gesù Cristo, precede la conversione; non è la conversione che suscita il perdono di Gesù, ma è il perdono che fa scaturire la conversione! Nella parabola del padre misericordioso il figlio si era preparato il discorso di circostanza, ma le sue parole gli muoiono in bocca quando vede il padre che gli corre incontro e lo abbraccia: il perdono del padre suscita la conversione del figlio! Gesù con il suo comportamento rivela un volto di Dio che ci offre gratuitamente il suo perdono: la sua accoglienza suscita la nostra conversione!

 

La reazione di Zaccheo dice tutta la sua meraviglia per il fatto che questo famoso rabbi e profeta voglia incontrare proprio lui. Egli «lo accoglie pieno di gioia», gioia che è un tratto caratteristico della vita del discepolo di Gesù, secondo il vangelo di Luca (cf. il Sal 51,14: «la gioia di essere salvato»).

 

Davanti alla condanna generalizzata pronunciata dai soliti benpensanti: «È entrato in casa di un peccatore!», Zaccheo, restituito alla sua dignità, parla rivolto a Gesù, che chiama Signore (titolo che rappresenta la confessione di fede in Gesù della chiesa primitiva!), senza curarsi dei falsi giusti che li accusano: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto», ben oltre il dovuto secondo la Legge. Giustizia e condivisione: questo il modo di impiegare le ricchezze per un discepolo di Gesù, quale ormai Zaccheo è. Il pubblicano Zaccheo è la figura del discepolo cristiano che non lascia tutto, come invece altri, ma rimane nella propria casa, testimone però di un nuovo modo di vivere: la scala dei valori che guidano la sua vita è completamente rovesciata. Prima di incontrare Gesù la ricchezza era il valore più importante nella vita di Zaccheo. Dopo l'incontro con Gesù, la relazione con lui è diventata prioritaria per Zaccheo. Il denaro ha perso valore! Non più il guadagno al di sopra di tutto, ma la giustizia e la condivisione.

 

A questo punto Gesù, rivolto al solo Zaccheo, fa un commento: «Oggi la salvezza è avvenuta in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo», cioè non solo un uomo, ma anche un membro della comunità di fede. Gesù dice: «oggi», per indicare una realtà già realizzata. Ma soprattutto afferma: «La salvezza è avvenuta in questa casa». La salvezza dell'uomo è il fine della missione di Gesù Cristo: «Il Figlio dell’uomo» – cioè Gesù stesso che parla di sé in terza persona – «è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» cf. anche Lc 5,32; 15,32).

 

In ogni caso, anche quando ci sentiamo perduti, mai dobbiamo disperare dell’amore compassionevole del Signore Gesù, più tenace di ogni nostro desiderio, più profondo di ogni nostro abisso: con lui la salvezza è la possibilità di ricominciare a camminare veramente liberi sulle strade della vita. Come è accaduto quel giorno a Zaccheo, può accadere anche a noi, oggi, grazie all’incontro con Gesù!

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