Parrocchia
S. Giovanni Bosco - Vasto
SCUOLA
DELLA PAROLA 2018-19
DECIMO INCONTRO - 13.03.2019
VIVERE
L'INCONTRO CON GESU'
"NON HO TROVATO NESSUNO CON UNA FEDE
COSI' GRANDE!"
La Parola di Dio
"Entrato in Cafàrnao, gli
venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio
servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse:
«Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che
tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà
guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a
uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo:
«Fa' questo!», ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a
quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato
nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno
dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e
Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori,
nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al
centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo
servo fu guarito".
Siamo al secondo miracolo narrato nel Vangelo di Matteo. Il
nostro brano è preceduto dal possente discorso della montagna (capp. 5-7), dove
Gesù espone la sua Parola, una Parola che ci rivela la nostra figliolanza
divina. I miracoli non sono altro che la realizzazione di questa Parola. La
Parola di Gesù realizza quello che dice (analogamente a quanto afferma Is
55,10-11: "Come infatti la pioggia e la neve
scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza
averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane
a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà
a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto
ciò per cui l'ho mandata"). La Parola del Signore Gesù, che ci fa conoscere di
essere figli di Dio e fratelli tra di noi, guarisce la nostra vita dalla morte.
Questa è la vita eterna: amare il Padre e amare i fratelli. Una vita animata
dall'amore non è più schiacciata dalla malattia. Questa è la realtà che viene
evidenziata dal miracolo. Tuttavia il nostro testo pone la sua attenzione
sull'origine del miracolo, non sulla guarigione, che ne è il risultato.
L’origine dei miracoli si trova nella nostra fede. Questa
fede provoca la salvezza; al contrario, la mancanza di fede porta alla
perdizione. Ed è una fede che meraviglia Gesù stesso: "Gesù si meravigliò". In Marco 6,6 egli
si meraviglia della mancanza di fede dei suoi compaesani: "E
si meravigliava della loro incredulità.". L’unica situazione che provoca
la meraviglia di Dio è se noi crediamo o non crediamo: qui è in gioco la nostra
libertà, che Dio prende realmente sul serio e che ci rende simili a lui. La nostra
libertà si esercita nella fede (o nella mancanza di fede).
Il miracolo è un segno che rimanda ad un'altra realtà. Si
possono dare varie letture dei miracoli. La prima lettura superficiale, ma pure
importante è che il miracolo è un prodigio, qualcosa di insolito, qualcosa di
non naturale, cioè è l’irrompere di Dio nella natura, per cui si rimane
sorpresi. Questo è un primo senso del miracolo, più elementare e in genere ci
fermiamo lì. C'è un secondo livello di comprensione. Il miracolo è segno del
mondo nuovo. Gesù guarisce il nostro corpo dalla morte e guarisce il nostro
spirito dalla paura della morte. Quindi possiamo diventare uomini nuovi che ascoltano
la sua Parola e la mettono in pratica. Quindi veniamo guariti per entrare in
comunione con lui.
Un terzo livello di comprensione del miracolo è più profondo.
I miracoli non interessano più come miracoli, interessa l'origine, cioè sono segno
della grazia di Dio, cioè del suo amore. Questo è un livello molto più
profondo. Dio ci vuole far comprendere che ogni miracolo è segno dell'amore di
Dio per la sua creatura. Questo livello mi fa comprendere che il miracolo
avviene quando c'è la fede, perchè la fede ci permette di accogliere l'amore di
Dio nella nostra vita. Quindi, la sorgente di tutti i miracoli è la mia fede,
la mia fiducia filiale che mi mette in comunione col Padre e mi fa figlio. È proprio
quello che testimonia il centurione.
"Entrato in Cafàrnao, gli venne
incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in
casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente»".
Siamo alla manifestazione del principio della fede. Il
centurione riconosce innanzitutto che Gesù è il Signore. Il titolo che egli
rivolge a Gesù non è di pura cortesia, è proprio il Signore che ha potere sulla
Parola. Si rivolge al Signore perché gli presenta un caso limite, che gli ha
fatto constatare la sua impotenza. Il primo livello della fede è la coscienza
del nostro limite, della nostra impotenza. Cessato il delirio di onnipotenza e
ogni altra illusione, invece di abbattersi nella delusione, il centurione si
rivolge al Signore nel suo limite, nel suo bisogno. La fede si manifesta
proprio nel nostro limite, che diventa il luogo della comunione con Dio. Quindi,
la fede nasce sempre nella consapevolezza del proprio limite. Non bisogna avere
timore dei propri limiti e dei propri bisogni, è importante conoscerli.
E' importante conoscere i propri limiti, ma non rassegnarsi
ad essi. Pertanto, la fede diventa anche la protesta contro il limite. Perché
noi siamo stati creati per andare oltre questo limite; siamo fatti per ciò che
c’è oltre: cioè, per la comunione con Dio. Questo è il fondamento della fede.
"Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il
centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio
tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito".
In alcuni codici l'espressione di Gesù termina con il punto
interrogativo: "Verrò e lo guarirò?". Da un lato, si manifesta la
netta disponibilità di Gesù di andare a casa del centurione, dall'altro lato la
eventuale domanda di Gesù sembra porre un problema: tu pagano chiedi a me,
ebreo, di venire nella tua casa? Comunque, la risposta del centurione risolve
egregiamente l'ambiguità testuale. La sua replica ci presenta la seconda
caratteristica della fede: "Io non sono degno", cioè l’umiltà che non
pretende. L'umiltà non è una rinuncia ad andare oltre i propri limiti, ma, al
contrario,è l'unica forza che può farci andare oltre i limiti. Io non sono
degno, però, ho fiducia in te. L'umiltà mi fa comprendere che io non posso
andare oltre i miei limiti, ma il Signore può farlo. L'umiltà permette di fare
l'impossibile perchè ho fede in Dio.
"Pur essendo anch'io un subalterno, ho
dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro:
«Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa»".
Questo brano è una vera e propria parabola sulla Parola. Essa
ci fa scoprire la terza caratteristica della fede: la fiducia illimitata
nell'efficacia della Parola di Dio. Il centurione ha una intensa esperienza
della parola comandata ed obbedita. Pertanto, per il centurione è certo che la
Parola del Signore viene eseguita da tutti. La sua, quindi, è una fiducia
illimitata nella Parola, nella potenza della Parola di Dio.
Sono le tre caratteristiche della fede: la coscienza del
bisogno esposta davanti a Dio, l'umiltà che, a partire dai nostri limiti, ci fa
rivolgere al Signore e la fiducia nella sua Parola.
È
questo il vero miracolo: credere alla Parola di Dio, che mi fa diventare
figlio, mi fa camminare da figlio e da fratello per tutta la vita e per la vita
eterna. Questo è il miracolo: la fiducia nella Parola. E da essa deriva la
guarigione dalla radice di tutti i mali. Il male venne dal peccato di Adamo che
non ha creduto alla Parola di Dio. Il bene viene da chi crede alla Parola di
Dio, proprio come Abramo ha creduto alla promessa: sembrava impossibile, eppure
si è compiuta.
"Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a
quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato
nessuno con una fede così grande! ".
Davanti
alla fede il Signore si meraviglia. La fede è la più bella sorpresa per Dio. E'
l'unica cosa che Dio non può fare. Perchè essa è frutto dell'esercizio della
mia libertà. Dio mi ha creato libero e la fede è l’esercizio libero della mia libertà.
Dipende solo da me. Lui fa di tutto
perché lo faccia, ma non violenta mai la mia libertà, anche quando è contro di
me o contro di lui, perché la libertà è il dono più grande che Dio mi fa. E
quando uso la mia libertà per amare lui e credere alla sua Parola, lui si
meraviglia. Meravigliare, stupire Dio: la nostra fede ha un grande valore per
Dio! È
bello pensare che noi possiamo meravigliare, stupire Dio. La nostra fede ci
rende figli di Dio. E si può essere figli di Dio solo nella libertà di rispondere
con un sì alla Parola di Dio, alla Parola del Padre. La fede è cosa grande
perché mi rende uguale a Lui nella stessa Parola. Ecco perchè Gesù dirà: "si
faccia secondo la tua parola, secondo la tua fede".
Allora, il vero miracolo è la fede nella Parola di Dio. Il
centurione, un pagano, è il modello di colui che si affida completamente alla
Parola di Gesù, non potendo assolutamente avanzare alcuna pretesa sulla base
del suo comportamento da giusto. Proprio l'opposto degli ebrei che, forti del
rispetto delle norme della Legge, si attendevano una adeguata retribuzione
divina. Mentre il pagano può
ritenere che tutto sia grazia,il giusto può ritenere che tutto sia dovuto. Cioè
si sente in credito verso Dio, fa sentire Dio debitore nei suoi confronti.
"Ora io vi dico che molti
verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco
e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati
fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».".
La salvezza è conseguenza della fede; non è legata alla
appartenenza ad un popolo, fosse anche quello eletto.
"Verranno dall'oriente e dall'occidente":
cioè
tutti i pagani staranno a mensa con
Abramo che è il padre dei credenti, di coloro che hanno fede.
Chiunque ha fede sta con Abramo, Isacco e Giacobbe. Chi non ha fede, anche se è
figlio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, è escluso, perchè ha rifiutato la sua
realtà di figlio di Dio.
"E Gesù disse al centurione: «Va',
avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito".
Gesù conferma quanto il centurione aveva chiesto nella sua
fede: "Avvenga per te come hai creduto". In altri
contesti Gesù afferma: "La tua fede ti ha salvato". Gesù dice: sia fatto secondo la tua parola, secondo la
tua volontà. Perché, nella fede, la mia volontà ormai è la stessa del
Padre.
Allora, che cos’è la fede? Consiste nel far diventare mia la volontà
del Padre. La sua Parola diventa la mia, e la mia diventa la sua. Io vivo della
sua Parola e così facendo divento figlio. Questo è il grande miracolo: noi
tutti, come il servo del centurione, siamo guariti a distanza dalla Parola di
Gesù. Noi non tocchiamo fisicamente Gesù, ma lo tocchiamo con la fede nella sua
Parola. Questo miracolo è il senso ultimo di tutti i miracoli: la fede che ci
fa diventare uomini nuovi, ci genera figli, ci libera dalla malattia e dalla
morte, perché ci fa entrare nella totale fiducia nel Padre. La fede ci rende
disponibili ad accogliere il Padre così com'è, cioè la sua vita e il suo amore.
E con questo spirito di accoglienza, per
grazia diventiamo figli.
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