Parrocchia
S. Giovanni Bosco - Vasto
SCUOLA
DELLA PAROLA 2018-19
QUATTORDICESIMO INCONTRO - 08.05.2019
VIVERE
L'INCONTRO CON GESU'
"EGLI
ENTRO' PER RIMANERE CON LORO"
La Parola di Dio
"Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in
cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da
Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre
conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con
loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che
cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si
fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu
sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno,
che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo
condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui
che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando
queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti;
si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono
venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che
egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come
avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti
di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il
Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando
da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si
riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece
come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi,
perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con
loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo
spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma
egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in
noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci
spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a
Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed
essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto
nello spezzare il pane".
Il nostro testo è il riassunto di tutto il Vangelo di Luca. La
narrazione lucana inizia con l’annunciazione a Maria, una prefazione che ci
spiega cosa avviene in noi se ascoltiamo la Parola. Come accade a Maria, se
ascoltiamo la Parola e diciamo il nostro sì
a Dio, la Parola si fa carne in noi, e noi diamo vita a Dio nella nostra vita. E
Dio stesso diventa la nostra vita. Quindi, all’inizio della sua opera Luca ci
dice cosa capiterà leggendo il Vangelo: questa Parola si incarna in noi. Questo
testo, posto alla fine, è la conclusione che ci presenta cosa è accaduto a
colui che ha letto il Vangelo. Il brano dei discepoli di Emmaus ci aiuta a
riconoscere questa realtà. L'evento chiave della vicenda di Gesù è la sua
risurrezione. L'evangelista ci mette davanti a questa inaudita novità: "È
risorto il Signore". I
due discepoli rappresentano ciascuno di noi che è chiamato a ripercorrere la stessa
esperienza di chi l’ha visto e incontrato. Siamo risorti anche noi, avendolo
incontrato. Luca ha scritto il suo Vangelo proprio per farci incontrare,
conoscere e riconoscere il Risorto.
Il Vangelo di Luca ci ha raccontato tante cose di Gesù, anche
alcuni miracoli. Ma tutti i miracoli di Gesù sono provvisori e hanno coinvolto
poche persone. Dai vangeli emerge che Gesù non attribuiva ai miracoli una
grande importanza. Tutti i miracoli che ha fatto erano segni del vero miracolo
che avviene qui, ad Emmaus. Il miracolo di Emmaus consiste nell'incontrare il
Vivente nella sua Parola. Un incontro che trasforma la nostra vita, che ci fa
passare dalla morte alla vita, dal buio alla luce, dalla tristezza alla gioia, dalla
desolazione alla comunione con gli altri. Un miracolo che accade oggi per
ognuno di noi! Questo è il motivo per cui Luca ha scritto il suo Vangelo.
"Ed ecco, in quello stesso giorno due
di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici
chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era
accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si
avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo".
Questa è la prima scena del quadro dipinto da Luca. Si parla
di due discepoli, di cui uno si chiama Cleopa; del secondo non si fornisce il
nome, potrebbe essere chiunque di noi. Attraverso questo discepolo anonimo
possiamo vedere l’esperienza di ogni uomo. Essi stanno lasciando Gerusalemme, il
luogo della presenza di Dio.
Siamo in quello stesso giorno: nel Vangelo di Luca c’è solo un giorno dopo la resurrezione. Ormai
tutti noi viviamo in quel giorno in cui, passata la notte, si realizza il
trionfo definitivo della vita. In quel giorno i due discepoli sono in viaggio, si
allontanano da Gerusalemme, il luogo dove si trova il Risorto.
Abbandonano la comunità, il motivo è chiaro, lo diranno. Sono
delusi: speravamo. Invece è andata male e tornano a casa, ad Emmaus, il loro
paese, che dista circa undici chilometri da Gerusalemme. Emmaus nella Bibbia è
associata ad una battaglia vinta da Giuda Maccabeo contro l’esercito siriano
(1Mac 4,3). I discepoli tornano verso il luogo dove si può, quindi, ricordare
un concreto evento salvifico, abbandonando il luogo della delusione, della
speranza finita sulla croce. Si torna alla dura concretezza della vita
quotidiana.
E mentre vanno, però, hanno dentro il loro cuore il bruciore
della recente esperienza. Camminando, fanno tra di loro l’omelia, cioè riflettono sugli eventi che hanno portato
alla passione di Gesù, del fallimento di ogni loro speranza. Parlano di Gesù, ma
senza averlo capito. Come noi. I discepoli pretendono di aver capito tutto, ma
la loro discussione sfocia in litigio, perchè hanno opinioni contrastanti su
quanto avvenuto. Non hanno compreso che la fede è esperienza di un incontro con
il Dio vivente che si rende presente in Gesù Cristo, il Risorto.
E mentre parlano, Gesù si avvicina e cammina con loro. Quando
noi parliamo del Signore, il Signore è presente (cf. Mt 18,20). Gesù cammina
con loro. "Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo". I discepoli avevano gli occhi
impediti, "trattenuti", dal riconoscere il Signore. Il verbo
utilizzato dall'evangelista vuole indicare al lettore l'esigenza di un cammino
che i discepoli devono fare per poter riconoscere il Risorto. Le delusioni
vissute, le tante paure che prendono il sopravvento guidano la loro lettura
degli eventi e impediscono agli occhi di vedere il Risorto nel volto
dello straniero che si è fatto prossimo.
I discepoli sono pieni delle loro
convinzioni. Non sono aperti al nuovo della risurrezione. E rimane solo il loro
smarrimento.
"Ed egli disse loro: «Che cosa sono
questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col
volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero
a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro:
«Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta
potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi
dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a
morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe
liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose
sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono
recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a
dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le
donne, ma lui non l'hanno visto»".
Ecco, è Gesù che, dopo aver camminato con loro, fa una
domanda: Che cosa sono questi discorsi? La risposta dei discepoli si
cristallizza nel loro volto: "col
volto triste". Un volto triste, scuro è la manifestazione del
buio interiore. Esso indica la morte che hanno dentro. E Cleopa, rispondendo, ha
una reazione stizzita: "Solo tu sei straniero a Gerusalemme". Straniero, cioè forestiero, pellegrino,
uno non del luogo. Ai loro occhi l'estraneo è uno capitato per caso a Gerusalemme. E sembra
estraneo anche agli eventi drammatici che essi hanno vissuto in quei giorni.
L'estraneo vuole essere informato: "Che cosa?".
Con la loro risposta i discepoli pronunciano una vera e propria professione di
fede: al centro c'è Gesù Nazareno, un profeta, un uomo potente in parole e
opere davanti a tutto il popolo. I capi e i sacerdoti lo consegnarono alla
condanna a morte e lo crocifissero. Ma ecco il problema: alcune donne sono
andate a vedere la sua tomba e sono tornate con una notizia strana, che Gesù
sarebbe risorto. Gli apostoli, tra cui Pietro, sono andati poi a controllare, il
corpo di Gesù non c’era, ma non lo hanno visto neppure da Risorto! "Noi
speravamo" ma è
stato crocifisso, non doveva succedere questo. Come Giuda Maccabeo aveva
sconfitto i siriani 200 anni prima, Gesù di Nazaret doveva sconfiggere i
romani. E invece tutto è fallito. I discepoli non riescono a vedere il Risorto
perché sono chiusi nel loro fallimento, nella loro tristezza, col volto scuro,
triste, con tutto il subbuglio interiore.
Gesù li sta ad ascoltare. Questo è
il primo passo per arrivare a comprendere la novità dell'opera compiuta da Dio
in Gesù Cristo. E' necessario partire dalla propria vita, dal confessare le
proprie delusioni, le proprie paure, le proprie difficoltà, le proprie
debolezze. Gesù si è affiancato ai discepoli, fa aprire il loro cuore, ascolta
le loro delusioni, il senso di sconfitta, di frustrazione, di amarezza, per aprirli
ad un nuovo scenario. Nella risposta fornita dai discepoli emerge chiaramente che
il centro del problema è la morte di Gesù sulla croce. I discepoli non hanno
capito il senso della crocifissione. Non hanno capito che Dio ama gli uomini
fino a dare la vita per lui. Il Signore è quello che mi ama e la croce è la massima
testimonianza del Suo amore infinito per l'uomo, anche per coloro che lo stanno
mettendo in croce. Quindi, essi non possono riconoscere il Risorto che cammina
con loro perché non hanno capito l'amore testimoniato da Gesù sulla croce, un amore
più forte della morte. Al contrario, essi sono convinti che abbiano vinto i
potenti, coloro che hanno messo a morte Gesù. Non hanno capito il mistero della
passione di Dio per l’uomo.
"Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a
credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo
patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da
Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva
a lui".
Gesù definisce stolti, cioè insipienti, letteralmente
"senza cervello", e lenti di cuore. Il cuore, nella cultura di
Israele, era l'organo che permette di pensare, di conoscere, di comprendere, di
discernere. I discepoli hanno perso questa capacità intellettiva non riuscendo
a comprendere il senso della croce. Essi non hanno creduto a "tutto ciò che hanno detto i profeti".
Gesù affronta subito la questione centrale posta dai
discepoli: "Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per
entrare nella sua gloria?". Cioè,
proprio la croce è l’ingresso nella gloria perché è nella croce che Lui ha
testimoniato un amore assoluto, una solidarietà assoluta con l’uomo, con ogni
uomo. La croce ha rivelato l'amore di Dio per noi, un amore più forte di ogni
male. Se accogliamo questo amore, nasciamo di nuovo e possiamo amare come Dio,
possiamo diventare come Lui. "E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò
loro... le Scritture".
Il Risorto fa l'esegesi, cioè interpreta tutta la Bibbia attraverso la croce,
intesa come l’amore assoluto di Dio per l’uomo. La croce è la chiave per
interpretare tutto il mistero della vita.
"Quando furono vicini al villaggio dove
erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi
insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al
tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese
il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono
loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista".
Gesù, dopo aver spiegato il senso della passione, finge di
voler proseguire il suo cammino oltre Emmaus.
Ma i discepoli "insistettero",
letteralmente "lo forzarono"
a fermarsi con loro. Non andare via, "dimora" con noi. Gesù ne approfitta
subito: "Egli entrò per rimanere con loro". Aspettava questo per poter entrare e dimorare con loro. I
due discepoli di Giovanni chiedono a Gesù: "Dove dimori?" e vanno da Gesù per rimanere con lui. Qui sono i
discepoli che chiedono a Gesù, il Risorto, di restare con loro. E Gesù entra
per rimanere con i discepoli. Dio è amore e l’amore non desidera altro che
essere accolto e amato. È stupendo. Dio dimora
con noi: "Entrò per rimanere con loro".
E allora, lì, nel dimorare suo con noi, fa quel gesto che ricorda
la sua ultima cena con i suoi, quando ha stabilito la sua dimora definitiva in
noi, il dono del suo corpo dato per noi. Gesù lo ha donato per essere accolto. "Prese il pane, recitò la
benedizione, lo spezzò e lo diede loro". Davanti
ai gesti compiuti sul pane, i discepoli finalmente vedono, capiscono. e allora "lo riconobbero". Si aprono i loro occhi sul senso
dell’Eucaristia, il mistero della croce presente nell’Eucaristia. È lì che si
spalancano gli occhi, davanti a questo amore che si è fatto pane di vita.
Egli però, appena lo riconobbero, "sparì dalla loro vista". Il greco dice letteralmente "egli divenne
invisibile a loro". Non è che scompare – come sembra intuire dalla
traduzione CEI, ma "divenne
invisibile". Non è che scompare. Prima era con loro, lo
vedevano, ma non lo riconoscevano. Quando finalmente lo accolgono e lo riconoscono,
Gesù diventa invisibile, perchè è dentro di loro, come è dentro ognuno di noi. Se
vuoi vederlo, guarda il tuo volto che è cambiato, la tua vita che è cambiata. Il
tuo stesso volto diventa il riflesso del suo; sei diventato anche tu come il
Risorto. Lui, decidendo di rimanere in noi, ci rivela quello che noi
diventiamo: uguali al Figlio. La presenza di Cristo in noi scalda il nostro
cuore, ci cambia dal di dentro, cambia tutta la nostra esistenza.
"Non ardeva forse in noi il cuore?". Questo è ciò che
produce l'ascolto della Parola. La Parola vera, la Parola di Dio risveglia il nostro
cuore. L'incontro con il Risorto attraverso la Parola ha cambiato prima il
cuore dei discepoli, poi la testa, poi i loro occhi, i piedi, le mani. Al
discepolo viene donata una nuova vita. Essi risorgono: "Ed essendosi
alzati (anastántes è il verbo per indicare
la risurrezione) nella stessa ora tornarono a Gerusalemme". Tornano nella
comunità degli Undici che avevano appena abbandonato e lì sentono affermare: "Davvero
il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi confermano di aver incontrato
Gesù, il Risorto, e di averlo riconosciuto allo spezzare del pane.
Se
notate, questo testo ha la stessa struttura della celebrazione eucaristica che
quotidianamente celebriamo nella memoria del Signore. Nei racconti che troviamo
nei Vangeli i testimoni del Risorto non ci hanno raccontato cosa hanno visto, ma
ci hanno raccontato ciò che hanno sperimentato, come lo hanno riconosciuto. Anche
gli apostoli che l’avevano visto per molto tempo non l’hanno riconosciuto
subito: Anche loro l’hanno sempre riconosciuto attraverso la Parola e il pane. Il
Risorto dimora con noi. Resta con noi. Non aspettava altro che il nostro invito
per dimorare per sempre con noi. E ancora adesso lo abbiamo sempre presente in
noi nella sua Parola che possiamo ascoltare e nel suo pane che possiamo
mangiare. La sua Parola e il suo pane ci donano la nuova vita, la vita divina,
la vita eterna.
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