Parrocchia S. Giovanni Bosco  -  Vasto

SCUOLA DELLA PAROLA 2018-19
QUATTORDICESIMO INCONTRO - 08.05.2019

 
 

VIVERE L'INCONTRO CON GESU'

 
 

"EGLI ENTRO' PER RIMANERE CON LORO"

 
 

La Parola di Dio

 
Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

 
"Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane".

 

Il nostro testo è il riassunto di tutto il Vangelo di Luca. La narrazione lucana inizia con l’annunciazione a Maria, una prefazione che ci spiega cosa avviene in noi se ascoltiamo la Parola. Come accade a Maria, se ascoltiamo la Parola e diciamo il nostro a Dio, la Parola si fa carne in noi, e noi diamo vita a Dio nella nostra vita. E Dio stesso diventa la nostra vita. Quindi, all’inizio della sua opera Luca ci dice cosa capiterà leggendo il Vangelo: questa Parola si incarna in noi. Questo testo, posto alla fine, è la conclusione che ci presenta cosa è accaduto a colui che ha letto il Vangelo. Il brano dei discepoli di Emmaus ci aiuta a riconoscere questa realtà. L'evento chiave della vicenda di Gesù è la sua risurrezione. L'evangelista ci mette davanti a questa inaudita novità: "È risorto il Signore". I due discepoli rappresentano ciascuno di noi che è chiamato a ripercorrere la stessa esperienza di chi l’ha visto e incontrato. Siamo risorti anche noi, avendolo incontrato. Luca ha scritto il suo Vangelo proprio per farci incontrare, conoscere e riconoscere il Risorto.
 

Il Vangelo di Luca ci ha raccontato tante cose di Gesù, anche alcuni miracoli. Ma tutti i miracoli di Gesù sono provvisori e hanno coinvolto poche persone. Dai vangeli emerge che Gesù non attribuiva ai miracoli una grande importanza. Tutti i miracoli che ha fatto erano segni del vero miracolo che avviene qui, ad Emmaus. Il miracolo di Emmaus consiste nell'incontrare il Vivente nella sua Parola. Un incontro che trasforma la nostra vita, che ci fa passare dalla morte alla vita, dal buio alla luce, dalla tristezza alla gioia, dalla desolazione alla comunione con gli altri. Un miracolo che accade oggi per ognuno di noi! Questo è il motivo per cui Luca ha scritto il suo Vangelo.

 

"Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo".
 

Questa è la prima scena del quadro dipinto da Luca. Si parla di due discepoli, di cui uno si chiama Cleopa; del secondo non si fornisce il nome, potrebbe essere chiunque di noi. Attraverso questo discepolo anonimo possiamo vedere l’esperienza di ogni uomo. Essi stanno lasciando Gerusalemme, il luogo della presenza di Dio.
 

Siamo in quello stesso giorno: nel Vangelo di Luca c’è solo un giorno dopo la resurrezione. Ormai tutti noi viviamo in quel giorno in cui, passata la notte, si realizza il trionfo definitivo della vita. In quel giorno i due discepoli sono in viaggio, si allontanano da Gerusalemme, il luogo dove si trova il Risorto.
 

Abbandonano la comunità, il motivo è chiaro, lo diranno. Sono delusi: speravamo. Invece è andata male e tornano a casa, ad Emmaus, il loro paese, che dista circa undici chilometri da Gerusalemme. Emmaus nella Bibbia è associata ad una battaglia vinta da Giuda Maccabeo contro l’esercito siriano (1Mac 4,3). I discepoli tornano verso il luogo dove si può, quindi, ricordare un concreto evento salvifico, abbandonando il luogo della delusione, della speranza finita sulla croce. Si torna alla dura concretezza della vita quotidiana.
 

E mentre vanno, però, hanno dentro il loro cuore il bruciore della recente esperienza. Camminando, fanno tra di loro l’omelia, cioè riflettono sugli eventi che hanno portato alla passione di Gesù, del fallimento di ogni loro speranza. Parlano di Gesù, ma senza averlo capito. Come noi. I discepoli pretendono di aver capito tutto, ma la loro discussione sfocia in litigio, perchè hanno opinioni contrastanti su quanto avvenuto. Non hanno compreso che la fede è esperienza di un incontro con il Dio vivente che si rende presente in Gesù Cristo, il Risorto.
 

E mentre parlano, Gesù si avvicina e cammina con loro. Quando noi parliamo del Signore, il Signore è presente (cf. Mt 18,20). Gesù cammina con loro. "Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo". I discepoli avevano gli occhi impediti, "trattenuti", dal riconoscere il Signore. Il verbo utilizzato dall'evangelista vuole indicare al lettore l'esigenza di un cammino che i discepoli devono fare per poter riconoscere il Risorto. Le delusioni vissute, le tante paure che prendono il sopravvento guidano la loro lettura degli eventi e impediscono agli occhi di vedere il Risorto nel volto dello straniero che si è fatto prossimo.
 

I discepoli sono pieni delle loro convinzioni. Non sono aperti al nuovo della risurrezione. E rimane solo il loro smarrimento.

 

"Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto»".
 

Ecco, è Gesù che, dopo aver camminato con loro, fa una domanda: Che cosa sono questi discorsi? La risposta dei discepoli si cristallizza nel loro volto: "col volto triste". Un volto triste, scuro è la manifestazione del buio interiore. Esso indica la morte che hanno dentro. E Cleopa, rispondendo, ha una reazione stizzita: "Solo tu sei straniero a Gerusalemme". Straniero, cioè forestiero, pellegrino, uno non del luogo. Ai loro occhi l'estraneo è uno  capitato per caso a Gerusalemme. E sembra estraneo anche agli eventi drammatici che essi hanno vissuto in quei giorni.
 

L'estraneo vuole essere informato: "Che cosa?". Con la loro risposta i discepoli pronunciano una vera e propria professione di fede: al centro c'è Gesù Nazareno, un profeta, un uomo potente in parole e opere davanti a tutto il popolo. I capi e i sacerdoti lo consegnarono alla condanna a morte e lo crocifissero. Ma ecco il problema: alcune donne sono andate a vedere la sua tomba e sono tornate con una notizia strana, che Gesù sarebbe risorto. Gli apostoli, tra cui Pietro, sono andati poi a controllare, il corpo di Gesù non c’era, ma non lo hanno visto neppure da Risorto! "Noi speravamo" ma è stato crocifisso, non doveva succedere questo. Come Giuda Maccabeo aveva sconfitto i siriani 200 anni prima, Gesù di Nazaret doveva sconfiggere i romani. E invece tutto è fallito. I discepoli non riescono a vedere il Risorto perché sono chiusi nel loro fallimento, nella loro tristezza, col volto scuro, triste, con tutto il subbuglio interiore.
 

Gesù li sta ad ascoltare. Questo è il primo passo per arrivare a comprendere la novità dell'opera compiuta da Dio in Gesù Cristo. E' necessario partire dalla propria vita, dal confessare le proprie delusioni, le proprie paure, le proprie difficoltà, le proprie debolezze. Gesù si è affiancato ai discepoli, fa aprire il loro cuore, ascolta le loro delusioni, il senso di sconfitta, di frustrazione, di amarezza, per aprirli ad un nuovo scenario. Nella risposta fornita dai discepoli emerge chiaramente che il centro del problema è la morte di Gesù sulla croce. I discepoli non hanno capito il senso della crocifissione. Non hanno capito che Dio ama gli uomini fino a dare la vita per lui. Il Signore è quello che mi ama e la croce è la massima testimonianza del Suo amore infinito per l'uomo, anche per coloro che lo stanno mettendo in croce. Quindi, essi non possono riconoscere il Risorto che cammina con loro perché non hanno capito l'amore testimoniato da Gesù sulla croce, un amore più forte della morte. Al contrario, essi sono convinti che abbiano vinto i potenti, coloro che hanno messo a morte Gesù. Non hanno capito il mistero della passione di Dio per l’uomo.

 

"Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui".
 

Gesù definisce stolti, cioè insipienti, letteralmente "senza cervello", e lenti di cuore. Il cuore, nella cultura di Israele, era l'organo che permette di pensare, di conoscere, di comprendere, di discernere. I discepoli hanno perso questa capacità intellettiva non riuscendo a comprendere il senso della croce. Essi non hanno creduto a "tutto ciò che hanno detto i profeti".
 

Gesù affronta subito la questione centrale posta dai discepoli: "Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". Cioè, proprio la croce è l’ingresso nella gloria perché è nella croce che Lui ha testimoniato un amore assoluto, una solidarietà assoluta con l’uomo, con ogni uomo. La croce ha rivelato l'amore di Dio per noi, un amore più forte di ogni male. Se accogliamo questo amore, nasciamo di nuovo e possiamo amare come Dio, possiamo diventare come Lui. "E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro... le Scritture". Il Risorto fa l'esegesi, cioè interpreta tutta la Bibbia attraverso la croce, intesa come l’amore assoluto di Dio per l’uomo. La croce è la chiave per interpretare tutto il mistero della vita.

 
"Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista".


Gesù, dopo aver spiegato il senso della passione, finge di voler proseguire il suo cammino oltre Emmaus.  Ma i discepoli "insistettero", letteralmente "lo forzarono" a fermarsi con loro. Non andare via, "dimora" con noi. Gesù ne approfitta subito: "Egli entrò per rimanere con loro". Aspettava questo per poter entrare e dimorare con loro. I due discepoli di Giovanni chiedono a Gesù: "Dove dimori?" e vanno da Gesù per rimanere con lui. Qui sono i discepoli che chiedono a Gesù, il Risorto, di restare con loro. E Gesù entra per rimanere con i discepoli. Dio è amore e l’amore non desidera altro che essere accolto e amato. È stupendo. Dio dimora con noi: "Entrò per rimanere con loro".
 

E allora, lì, nel dimorare suo con noi, fa quel gesto che ricorda la sua ultima cena con i suoi, quando ha stabilito la sua dimora definitiva in noi, il dono del suo corpo dato per noi. Gesù lo ha donato per essere accolto. "Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro". Davanti ai gesti compiuti sul pane, i discepoli finalmente vedono,  capiscono. e allora "lo riconobbero". Si aprono i loro occhi sul senso dell’Eucaristia, il mistero della croce presente nell’Eucaristia. È lì che si spalancano gli occhi, davanti a questo amore che si è fatto pane di vita.
 

Egli però, appena lo riconobbero, "sparì dalla loro vista".  Il greco dice letteralmente "egli divenne invisibile a loro". Non è che scompare – come sembra intuire dalla traduzione CEI, ma "divenne invisibile". Non è che scompare. Prima era con loro, lo vedevano, ma non lo riconoscevano. Quando finalmente lo accolgono e lo riconoscono, Gesù diventa invisibile, perchè è dentro di loro, come è dentro ognuno di noi. Se vuoi vederlo, guarda il tuo volto che è cambiato, la tua vita che è cambiata. Il tuo stesso volto diventa il riflesso del suo; sei diventato anche tu come il Risorto. Lui, decidendo di rimanere in noi, ci rivela quello che noi diventiamo: uguali al Figlio. La presenza di Cristo in noi scalda il nostro cuore, ci cambia dal di dentro, cambia tutta la nostra esistenza.

 
"Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane"".


"Non ardeva forse in noi il cuore?". Questo è ciò che produce l'ascolto della Parola. La Parola vera, la Parola di Dio risveglia il nostro cuore. L'incontro con il Risorto attraverso la Parola ha cambiato prima il cuore dei discepoli, poi la testa, poi i loro occhi, i piedi, le mani. Al discepolo viene donata una nuova vita. Essi risorgono: "Ed essendosi alzati (anastántes è il verbo per indicare la risurrezione) nella stessa ora tornarono a Gerusalemme". Tornano nella comunità degli Undici che avevano appena abbandonato e lì sentono affermare: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi confermano di aver incontrato Gesù, il Risorto, e di averlo riconosciuto allo spezzare del pane.
 
 
Se notate, questo testo ha la stessa struttura della celebrazione eucaristica che quotidianamente celebriamo nella memoria del Signore. Nei racconti che troviamo nei Vangeli i testimoni del Risorto non ci hanno raccontato cosa hanno visto, ma ci hanno raccontato ciò che hanno sperimentato, come lo hanno riconosciuto. Anche gli apostoli che l’avevano visto per molto tempo non l’hanno riconosciuto subito: Anche loro l’hanno sempre riconosciuto attraverso la Parola e il pane. Il Risorto dimora con noi. Resta con noi. Non aspettava altro che il nostro invito per dimorare per sempre con noi. E ancora adesso lo abbiamo sempre presente in noi nella sua Parola che possiamo ascoltare e nel suo pane che possiamo mangiare. La sua Parola e il suo pane ci donano la nuova vita, la vita divina, la vita eterna.

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