VIII Settimana Biblica - Secondo giorno
VIII SETTIMANA BIBLICA ONLINE
28 LUGLIO 2026
BETANIA: UN'OASI DI AMICIZIA E DI AMORE
Seconda scheda: LA MORTE PUO' ESSERE VINTA?
Primo momento: Preghiera iniziale
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Padre,
donaci il tuo Santo Spirito,
affinché illumini le nostre menti
e ci faccia comprendere pienamente
la profondità della persona del tuo Figlio
e della sua presenza salvifica dentro di noi.
Amen.
Secondo momento: La Parola di Dio
Il testo
1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
“Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella,
era malato”. Gesù amava molto questi amici, che frequentava nei periodi di
sosta a Gerusalemme: nella casa di Betania poteva godere dell’accoglienza premurosa
di Marta, dell’ascolto attento di Maria e dell’affetto fedele di Lazzaro.
Le sorelle mandano ad avvertirlo della malattia di Lazzaro, ma egli è
lontano. Come può Gesù permettere che un suo amico si ammali, soffra e muoia?
Che senso ha? Sono domande affiorate all’interno della rete di amicizie di
Gesù, ma che ancora oggi risuonano quando nelle nostre relazioni appaiono la
malattia e la morte; è l’ora in cui la nostra fede e il nostro essere amati da
Gesù sembrano essere smentiti dalle sofferenze della vita.
Gesù, informato di tale evento, dice: “Questa malattia non porterà alla
morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio
venga glorificato”, ovvero è un’occasione perché si manifesti il peso che Dio
ha nella storia e così si manifesti la gloria del Figlio, gloria dell’amare
“fino alla fine” (Gv 13,1). Il suo parlare sembra contraddire l’evidenza:
sempre nella malattia la morte si staglia all’orizzonte con la sua ombra
minacciosa, eppure Gesù rivela che la malattia di colui che egli ama non
significherà vittoria della morte su di lui.
E così – particolare a prima vista sconcertante – Gesù resta ancora due
giorni al di là del Giordano. Solo il terzo giorno, allusione alla sua
resurrezione, annuncia la sua volontà di recarsi in Giudea. I discepoli non
comprendono: “Rabbi, poco fa i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di
nuovo?”. In risposta, Gesù espone loro una similitudine dal significato
evidente: egli è intimamente convinto di dover vivere e operare come il Padre gli
ha chiesto, e sa di doverlo fare nel poco tempo che gli resta, prima che giunga
l’ora delle tenebre, quando non potrà più agire.
“Lazzaro, il nostro amico” – continua Gesù – “si è addormentato; ma io vado
a svegliarlo”. Di fronte all’ennesimo fraintendimento della sua comunità, “pensarono
che parlasse del riposo del sonno”, Gesù dichiara apertamente: “Lazzaro è morto
e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma
andiamo da lui!”. L’unico a reagire, in modo impulsivo, forse addirittura
provocatorio, è Tommaso: “Andiamo anche noi a morire con lui!”. Al di là delle
sue stesse intenzioni, egli afferma una profonda verità: seguire Gesù significa
trovarsi dove lui è, e se lui va verso la morte – come sarà chiaro alla fine di
questo capitolo – anche ai discepoli toccherà altrettanto.
Gesù giunge con i suoi discepoli a Betania quando “Lazzaro è già da quattro
giorni nel sepolcro”. Saputo del suo arrivo, Marta gli va incontro e gli
rivolge parole che sono insieme una confessione di fede e un rimprovero:
“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Poi
aggiunge: “Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, te la
concederà”. Marta è una donna di fede e confessa che dove c’è Gesù non può
regnare la morte, che la morte di Lazzaro è accaduta perché Gesù era lontano.
Ella crede in Gesù e, sollecitata da lui, confessa la propria fede nella
resurrezione finale della carne. Ma Gesù la invita a compiere un passo
ulteriore: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore,
vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. E Marta replica
prontamente: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio,
colui che viene nel mondo”. Marta pronuncia la più alta professione di fede in
Gesù che troviamo nei Vangeli.
Anche Maria, chiamata dalla sorella, corre incontro a Gesù e, gettandosi ai
suoi piedi, esclama a sua volta: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello
non sarebbe morto!”. I toni sono più affettivi, Maria esprime con le lacrime il
proprio dolore. Ella ama Gesù e si sa da lui amata, si mostra pronta a
incontrarlo e si inginocchia davanti a lui, ma non dà segni di una fede che
possa vincere la sua sofferenza: è interamente definita dal suo inconsolabile
dolore. Le sue lacrime sono contagiose: piangono i giudei presenti e piange lo
stesso Gesù.
Qui ci è chiesto di sostare sugli umanissimi sentimenti vissuti da Gesù.
Innanzitutto egli si commuove, freme interiormente.
Di fronte alla morte di un amico, di una persona da lui amata, la prima
reazione è il fremito che nasce dal constatare l’ingiustizia della morte: come
può morire l’amore? Perché la morte tronca l’amore, la relazione? Poi
Gesù si turba: il fremito di
indignazione diventa turbamento, esperienza del sentirsi ferito e del sentire
dolore e angoscia. Gesù prova questa reazione emotiva anche di fronte alla
prospettiva della propria morte imminente e quando nell’ultima cena annuncia ai
suoi il tradimento di Giuda. Infine, alla vista della tomba Gesù scoppia in pianto, reazione che i presenti leggono come il segno decisivo del suo grande
amore per Lazzaro.
Giungiamo quindi al vero vertice del racconto: l’incontro tra Gesù e
Lazzaro. Gesù, ancora una volta fremendo nel suo spirito, si reca alla tomba e
vede la pietra che chiude il sepolcro: colui che è la vita comincia un duello,
una lotta contro la morte. Il testo apre uno squarcio sulla relazione di
profonda intimità tra Gesù e Dio. “Gesù alzò gli occhi e disse: ‘Padre, ti
rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi ascolti sempre’”, così
come Gesù stesso ascolta sempre il Padre. È l’unica volta che prega prima di
compiere un segno, ma la sua è una preghiera di ringraziamento al Padre, a
colui che è il fine stesso della preghiera: Gesù desidera che i presenti giungano a credere che egli è l’Inviato di
Dio, dunque un segno che rimanda alla realtà ultima, alla fonte di ogni bene,
il Padre.
La risposta di Dio giunge immediata, percepibile nella parola efficace di
Gesù, che compie ciò che dice: “Lazzaro, vieni fuori!”. Gesù aveva annunciato
“l’ora in cui coloro che sono nei sepolcri udranno la voce del Figlio di Dio e
ne usciranno” (cfr. Gv 5,28-29). Ecco un’anticipazione: Lazzaro, morto e
sepolto, esce dalla tomba ancora avvolto dalle bende e con la sua risurrezione
profetizza la risurrezione di Gesù. Non solo, ma la risurrezione di Lazzaro,
“colui che Gesù ama”, manifesta la ragione profonda per cui il Padre richiamerà
Gesù dai morti alla vita eterna: nel duello tra vita e morte, tra amore e
morte, vince la vita, vince l’amore vissuto da Gesù. Gesù è la vita, è l’amore
che strappa alla morte le sue pecore, le quali non andranno perdute (cf. Gv
10,27-28); se Gesù ama e ha come amico chi crede in lui, non permetterà a
nessuno, neppure alla morte, di rapirlo dalla sua mano!
Avvenuto il segno, la sua lettura e interpretazione spetta a quanti lo
hanno visto. “Molti dei giudei credettero in lui”. La fede non consente certo
di sfuggire alla morte fisica: tutti gli esseri umani devono passare attraverso
di essa, ma in verità per chi aderisce a Gesù, la morte non è più l’ultima,
definitiva realtà. Chi crede in Gesù ed è coinvolto nella sua amicizia, vive
per sempre e porta in sé la vittoria sulla malattia e sulla morte. Non solo,
come si legge al termine del Cantico dei Cantici, “l’amore è forte come la morte” (Ct 8,6),
ma l’amore vissuto e insegnato da Gesù è più
forte della morte, è profezia e anticipazione per tutti gli amici del Signore, destinati
alla risurrezione. Questa è la gloria di Gesù, gloria dell’amore, anche se
all’apparenza egli sembra sconfitto: in cambio di questo gesto, infatti, riceve
una sentenza di morte dalle autorità religiose, per bocca di Caifa (cfr. Gv
11,46-53). Dare la vita a Lazzaro è costato a Gesù la propria vita: ecco cosa
accade nell’amicizia vera, quella vissuta da Gesù, che ha donato la propria vita
per gli amici.
L’amore, l’amicizia di Gesù, dunque, vince la morte. Se siamo capaci di mettere la nostra fede-fiducia in lui, questa pagina ci rivela che non siamo soli e che anche nella morte egli sarà accanto a noi per abbracciarci nell’ora in cui varcheremo quella soglia oscura e per richiamarci definitivamente alla vita con il suo amore. Ecco il dono estremo fatto da Gesù a quanti si lasciano coinvolgere dalla sua vita: la morte non ha l’ultima parola, e chiunque aderisce a lui, lo ama e si lascia da lui amare, non morirà in eterno! Canta Gregorio di Nazianzo: “Signore Gesù, sulla tua parola tre morti hanno visto la luce: la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Nain e Lazzaro uscito dal sepolcro alla tua voce. Fa’ che io sia il quarto!”.
Quarto momento: La riflessione personale
Dedicate almeno mezzora alla vostra personale riflessione.
Traccia di riflessione: Gesù è la vita. La relazione con lui ci deve dare la forza di superare ogni difficoltà, anche la morte. Viviamo nella pienezza della sua pace e della sua gioia?
Quinto momento: La condivisione comunitaria
Se avete deciso di vivere insieme ad altri i primi tre momenti (in modo residenziale), scambiate con loro la vostra riflessione.
Al termine della vostra condivisione, accedete al blog noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com e inserite un commento alla scheda del giorno in modo da favorire l’arricchimento spirituale di tutti coloro che partecipano alla Settimana Biblica Online.
Sesto momento: La preghiera in comunità
Siamo giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it che vi proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa Universale.
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