I SETTIMANA BIBLICA ONLINE
6-12 AGOSTO 2018
UN INCONTRO
CHE CAMBIA LA VITA
CHE CAMBIA LA VITA
Primo giorno
Primo momento: Preghiera iniziale
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
1Dio dei padri e Signore
della misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, 2e con
la tua sapienza hai formato l'uomo perché dominasse sulle creature che tu hai
fatto, 3e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse
il giudizio con animo retto, 4dammi la sapienza, che siede accanto a
te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, 5perché
io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava, uomo debole e dalla vita breve,
incapace di comprendere la giustizia e le leggi. 6Se qualcuno fra
gli uomini fosse perfetto, privo della sapienza che viene da te, sarebbe
stimato un nulla… 9Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che
era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò
che è conforme ai tuoi decreti. 10Inviala dai cieli santi, mandala
dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io
sappia ciò che ti è gradito. 11Ella infatti tutto conosce e tutto
comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua
gloria (Sapienza 9,1-6.9-11).
Maria,
Sede della Sapienza, prega per noi.
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Secondo momento: La Parola di Dio
LA RICERCA DELL'INTIMITA' CON GESU'
"Maestro, dove dimori?"
Dal
Vangelo secondo Giovanni (1,35-39)
35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi
discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco
l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare
così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi
lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che,
tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite
e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero
con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Terzo momento: Commento
teologico-esegetico
Due dei discepoli di Giovanni “seguirono Gesù”. Il
verbo "seguire" indica una precisa scelta di vita: diventare
discepoli di Gesù. La scena dell’incontro con Gesù può sembrare, a prima vista,
banale. La domanda di Gesù: «che cercate?» non è casuale, ma definisce i due
come “gente in ricerca”. Lo indica la risposta che danno a Gesù: «Maestro, dove
abiti?». Non ricorrono ai grandi titoli usati da Giovanni, perché vogliono
subito stabilire con Gesù una relazione Maestro - discepolo. Per ottenere
questo è necessario sapere dove abita Gesù. Per essere discepoli è
indispensabile una comunione di vita. Gesù accetta la loro richiesta e dice:
«Venite e vedrete». Il vedere è un indispensabile componente della formazione
al discepolato.
v. 35. Il giorno dopo. Il Vangelo di Giovanni inizia con una settimana inaugurale (vedi 1,29.35.43)
che forse è per l’evangelista l’equivalente dei sette giorni della creazione.
Gesù inaugura la creazione nuova.
v. 36. Ecco. Giovanni il Battista non è soltanto colui che annunzia il Cristo, come i profeti; egli è colui che lo indica; indicando ai suoi discepoli colui che bisogna seguire, si eclissa. Agnello di Dio. Questo titolo di Gesù ne fa un personaggio unico nella storia. È sufficiente per i discepoli del Battista l’ascolto di questa parola per seguire Gesù. Vi riconoscono infatti un appello messianico.
v. 38. Che cercate? È la prima volta, nel Vangelo secondo Giovanni, che Gesù parla. Gesù formulerà questa domanda altre due volte, centrandola sulla sua persona, e sempre in momenti essenziali del racconto: all’inizio della Passione e quando apparirà a Maria Maddalena. Senza l’atteggiamento del cercare la fede è impossibile. I profeti e i saggi dei quali parla la Bibbia invitano con insistenza a «cercare» il Signore.
v. 36. Ecco. Giovanni il Battista non è soltanto colui che annunzia il Cristo, come i profeti; egli è colui che lo indica; indicando ai suoi discepoli colui che bisogna seguire, si eclissa. Agnello di Dio. Questo titolo di Gesù ne fa un personaggio unico nella storia. È sufficiente per i discepoli del Battista l’ascolto di questa parola per seguire Gesù. Vi riconoscono infatti un appello messianico.
v. 38. Che cercate? È la prima volta, nel Vangelo secondo Giovanni, che Gesù parla. Gesù formulerà questa domanda altre due volte, centrandola sulla sua persona, e sempre in momenti essenziali del racconto: all’inizio della Passione e quando apparirà a Maria Maddalena. Senza l’atteggiamento del cercare la fede è impossibile. I profeti e i saggi dei quali parla la Bibbia invitano con insistenza a «cercare» il Signore.
Rabbi. Il quarto Vangelo dà a Gesù
il titolo di Rabbi otto volte e una lo chiama Rabbuni. Si tratta di andare da
Gesù per conoscere il suo insegnamento, come quando Nicodemo l’avvicina
chiamandolo Rabbi.
Dove abiti? L’importante non è sapere dove Gesù alloggia. La
domanda essenziale suscitata fin dall’inizio del prologo è quella di sapere
quale posto occupa Gesù in relazione a suo Padre. Alcuni elementi della
risposta saranno dati «nell’ora in cui Gesù passa da questo mondo al Padre»
(13,1).
v. 39. Venite e vedrete. Il seguito non parla del luogo ove Gesù abitava. L’essenziale di ciò che lo riguarda non è oggetto di spiegazione, anche se è data dallo stesso Gesù. Bisogna seguirlo e vederlo manifestarsi. «Venite e vedrete le opere di Dio» (Salmo 66,5). La risposta di Gesù, che sostituisce ogni argomento, sarà ripresa da Filippo (1,46) e dalla Samaritana (4,29).
v. 39. Venite e vedrete. Il seguito non parla del luogo ove Gesù abitava. L’essenziale di ciò che lo riguarda non è oggetto di spiegazione, anche se è data dallo stesso Gesù. Bisogna seguirlo e vederlo manifestarsi. «Venite e vedrete le opere di Dio» (Salmo 66,5). La risposta di Gesù, che sostituisce ogni argomento, sarà ripresa da Filippo (1,46) e dalla Samaritana (4,29).
Le
quattro del pomeriggio. Questa precisazione attesta la storicità
dell'evento. Probabilmente è il ricordo di un momento decisivo, che ha segnato
per sempre la vita del discepolo.
Giovanni Battista conduce i suoi discepoli all'incontro personale e alla sequela di Cristo. La fede non si trasmette per via intellettuale, ma all'interno di relazioni umane. Solo chi vive non per se stesso, ma per il Signore, potrà aiutare altri a vivere per il Signore e a liberarsi dalla volontà propria. Giovanni, indicando ai suoi discepoli Gesù quale Agnello di Dio, di fatto suggerisce loro la via da prendere e diviene attore di una relazione sacramentale. L'incontro con Giovanni guida a Cristo.
«Che cosa cercate?» (Gv 1,38). Queste le parole che Gesù rivolge ai due discepoli che hanno preso a seguirlo. È una domanda importante per noi oggi. Qualità essenziale del cristiano è infatti il "quaerere Deum, cercare Dio": il cristiano è chiamato ad essere un cercatore di Dio. La domanda che Gesù pone chiede di andare a fondo del proprio desiderio, della propria ricerca e delle proprie motivazioni, per avere ben chiaro che il Gesù alla cui sequela ci si pone è l'Agnello, il Servo, il Crocifisso, «ovunque vada» (Ap 14,4), fino alla fine, alla croce, alla morte.
«Dove abiti?», o meglio, «Dove rimani?». Questa la domanda con cui i discepoli rispondono alla domanda di Gesù. Dov'è il tuo “dove”? Dove trovi saldezza e stabilità? Gesù rimane nel Padre, nella sua parola, nel suo amore. E i discepoli sono chiamati a percorrere lo stesso cammino: rimanere nella parola e nell'amore del Figlio per dimorare con Dio. La ricerca cristiana si indirizza verso una vita interiore, una dimensione profonda di comunione con il Padre e il Figlio nello Spirito. Il «dove» di Gesù è il Padre: nella sequela esso diviene anche il «dove» del discepolo: «Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo» (Gv 12,26). La fede diviene così esperienza dell'inabitazione del Signore nel credente.
La sequela di Cristo non si improvvisa mai, perché è sempre il frutto di un paziente cammino di conformazione a lui. È frutto di un incontro che nasce dalla fame dell’uomo e che dà finalmente gusto e significato alla sua vita, alla sua gioia, al suo dolore e alla sua morte. È un incontro possibile perché desiderato e programmato anzitutto da Dio stesso che “ama tutto ciò che ha creato“. L’incontro con Cristo incide nel cuore di coloro che se ne lasciano toccare una svolta indelebile che si incarna nella memoria di tutto il loro essere: “erano circa le quattro del pomeriggio“. In Gesù l'uomo trova “casa” e ha di che soddisfare la sua sete: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» (Gv 7,38).
Nel brano proposto abbiamo sentito narrare la chiamata, da parte di Gesù, dei primi due discepoli: di Andrea e dell'”altro discepolo” (non sappiamo chi egli sia: si tratta di quello che verrà definito come “il discepolo che Gesù amava”? si tratta forse di Giovanni? Cf 21,20). Erano discepoli di Giovanni il Battista ed ora diventano i primi discepoli di Gesù di Nazaret.
Nel nostro testo lo sguardo del Battista è attratto subito dal nazareno: “fissando lo sguardo su Gesù” (v. 36). Il verbo usato indica uno sguardo intenso e penetrante, capace di andare al di là del semplice “vedere”. La missione di Gesù è un costante camminare “verso” Gerusalemme. A Giovanni allora non resta, con grande umiltà e verità, che ribadire questa sua testimonianza ai suoi discepoli: “Ecco l’agnello di Dio” (v. 35). I discepoli “sentendolo parlare così seguirono Gesù” (v. 37): il verbo “parlare” è espressione che implica una rivelazione. Questa rivelazione smuove i due discepoli a lasciare il loro primo maestro. “Seguirono“: è il verbo specifico per indicare il discepolato.
La reazione da parte di Gesù nei confronti dei due che iniziano a seguirlo si risolve in una domanda semplice, ma come ogni parola estremamente semplice è capace di andare all’essenziale, al cuore della realtà: “Che cercate?” (v. 38). Queste sono le prime parole di Gesù nel Quarto Vangelo. Se l’iniziativa della sequela sembra apparentemente appartenere ai due discepoli, il fatto che sia Gesù per primo a rivolgere loro la parola sta ad indicare come sia lui in verità il protagonista della chiamata. Gesù stesso lo ricorderà: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (15,16). Venendo al verbo usato “cercare” nella sacra Scrittura lo troviamo usato con accezioni vastissime: la sua radice aramaica significa sia “cercare” come “volere”. In questo caso l’equivalente della domanda posta da Gesù è: “Che cosa volete?”. In ogni caso nella Scrittura l’invito rivolto all’uomo che teme Dio è di “cercare” il “volto di Dio”, o in altre parole il dono della Sapienza (Pr 8-9). Sembrerebbe dunque che l’evangelista ponga qui un sottile, benché fortissimo, rapporto tra Gesù quale “icona di Dio” (Col 1,15) e la Sapienza dell'AT.
Alla domanda: “Che cercate?” i due discepoli rispondono anzitutto con l’appellativo di “Rabbi” (v. 38). Si tratta di un titolo onorifico che originariamente in aramaico stava a significare “Mio grande signore” (da “rab” = grande). La traduzione data dall’evangelista non è dunque fedele a livello letterario, tuttavia è un titolo che gli è molto caro: lo usa ben otto volte ma solo nella prima parte del vangelo quella denominata “Libro dei Segni” (capp. 1-12). Nella seconda parte (il “Libro della Gloria o dell'Ora, capp. 13-21”) il titolo dato a Gesù sarà più esplicitamente di fede: “Kyrios – Signore“. Vi è perciò espressa una crescita di comprensione da parte dei discepoli (cf. 13,13-14) nei confronti di colui che seguono. Chiamandolo “rabbi” i due riconoscono ed esplicitano la loro attesa di una parola salvifica che intravedono possibile sulla labbra di Cristo, e che neppure Giovanni ha potuto loro donare. Ma se Gesù può offrire loro un tale definitivo “insegnamento” da questa sua parola non può non scaturire la sequela!
I discepoli domandano: “Dove abiti (méneis)?” (v.38). Non è solo una curiosità geografica. La domanda sottindente tutta la ricerca da parte dell’uomo, angosciato dalla sua finitudine, di trovare ciò che è “eterno” fissandovi la sua dimora. La risposta di Gesù è quasi lapidaria: “Venite e vedrete” (v. 39). Nel quarto vangelo i verbi “venire” e “vedere” sono espressioni tecniche per indicare la chiamata e l’azione del discepolo: questi deve andare a Gesù e vedere, ossia aprirsi alla sua rivelazione. È Gesù che invita ad andare a lui e si va a lui al fine di poter “vedere” ovvero accostarsi alla sua esperienza (cfr 1Gv 1,1-5).
I due “andarono… e restarono (“émeinan”) con lui“: è il caso di sottolineare l’insistenza tipica di Giovanni del verbo “ménein – rimanere, restare, abitare“. Esso sta a significare una strettissima comunione di vita che è riflesso di quella che sussiste anzitutto tra il Figlio e il Padre e che viene estesa, partecipata, a tutti coloro che credono in lui. Per il discepolo si tratta di un “permanere-restare” che scaturisce anzitutto da un ascolto costante della Parola: “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete (méinete) fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli” (8,31). Alla luce di questo comprendiamo come il discepolo non è anzitutto chiamato ad “imitare” Gesù, ma a seguirlo. Questo perché appaia chiaramente che l’opera della salvezza, la risposta al bisogno dell’uomo, è tutta sua e non nostra. A questo punto troviamo una precisazione che un po’ stupisce: “Era circa l’ora decima“, ovvero circa le quattro pomeridiane. Come mai questa precisazione cronologica? Essa sembra essere posta al fine di sottolineare che quel momento è indelebile nella memoria perché ha segnato una svolta nella vita dei discepoli.
Quarto momento: La
riflessione personale
Dedicate
almeno mezzora alla vostra personale riflessione.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore...
Il mio cuore ripete il tuo invito:
»Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco (Sal 27,4.9).
L’essere discepoli esige una conversione costante. Seguire Cristo, accogliere il suo invito: “Venite!” implica una decisione che struttura e qualifica fin nella radice più profonda l’esistenza del discepolo e della comunità. Ma in che consiste questa “conversione”? Essenzialmente nel “rimettersi dietro” a Cristo ogni giorno, in ogni nostra concreta situazione di vita, evitando di cadere nella tentazione di piegare Cristo affinché sia lui a seguire noi e non noi lui. Domandiamoci: cosa significa per me seguire Cristo qui e in questo momento? Vivo in me la dimora reciproca con Cristo facendo mia l'espressione di Paolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20)?
Quinto momento: La
condivisione comunitaria
Se
avete deciso di vivere insieme ad altri i primi tre momenti (in modo
residenziale), scambiate con loro la vostra riflessione.
Al
termine della vostra condivisione, accedete al blog noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com
e inserite un commento alla scheda del giorno in modo da favorire l’arricchimento
spirituale di tutti coloro che partecipano alla Settimana Biblica Online.
Sesto momento:
Liturgia delle Ore
Siamo
giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it che vi
proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui
effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non
solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa
Universale.

Mi ha sempre colpito la mentalità di Giovanni Battista, così lontana dalla logica del mondo (antico e moderno): lui è un maestro, ha tanti discepoli, le folle accorrono per ascoltarlo e per ricevere il suo battesimo. Per quanto abbia fatto una scelta di povertà e di rinuncia è comunque un “uomo di successo”. Eppure non fa nulla per conservare il suo successo, per tenere intorno a sé i suoi seguaci ed assicurarsi così il mantenimento di uno “status” che è fonte di grande soddisfazione. Giovanni non è animato dalla logica del possesso, non vuole stare al centro dell’attenzione, il senso della sua vita è Dio e a Dio ed al suo Agnello rimanda coloro che si rivolgono a lui. A me sembra però che questo passo del Vangelo non abbia qualcosa da dire solo a chi nella Chiesa svolge un ruolo di insegnante e di educatore, ma abbia qualcosa di molto importante da dire anche a chi vuole essere discepolo: l’uomo che cerca Dio non può soddisfare il suo bisogno fermandosi ad ascoltare un uomo, per quanto preparato, coerente, abile ed efficace comunicatore. L’uomo in cerca di Dio ha bisogno sì di maestri e di guide, ma deve trovare il suo contatto diretto con Dio, deve trovare ciò che Dio ha da dire a lui personalmente. Può essere comodo mettersi dietro ad un maestro e farne il nostro tramite con Dio, colui che ci fa da interprete ufficiale delle scritture, che ci dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Troppo comodo. Così si scansa la fatica della ricerca.
RispondiEliminaL’altra cosa che mi colpisce è quel “venite e vedrete”. L’invito ad una esperienza di vita in comunione, non una esperienza intellettuale o una prova iniziatica per pochi eletti, ma una possibilità che è data a tutti coloro che sono pronti a mettere in discussione le proprie certezze.
Giovanni il Battista ha vissuto profondamente la kenosi, cioè lo spogliamento, che caratterizzerà tutta l'esperienza di vita di Gesù (vedi Fil 2,6-11). La tua interessante osservazione ci permette di sottolineare che la dimensione fondamentale della vita del cristiano è l'umiltà.
EliminaLa mia riflessione su questo brano:
RispondiEliminaI due discepoli sono uomini in ricerca, lo sono già da prima di incontrare Gesù, visto che erano già discepoli di Giovanni Battista. Questo mi dice che c'è un desiderio profondo di felicità nel cuore dell'uomo, che spesso si.muove lentamente, che lo spinge a cercare, a mettersi in discussione e che può fare anche "giri lunghi" e richiedere tempo e preparazione prima di arrivare alla Fonte della Felicità. Questo tempo di preparazione trova il compimento, per i due discepoli, nel momento del passaggio di Gesù e nell'indicazione che ne fa Giovanni Battista. Ora i due discepoli, che certamente avevano già sentito parlare di Gesù dal Battista, possono incontrarlo "dal vivo", entrare in relazione diretta con lui. Per questo non gli chiedono: Chi sei? ma Dove rimani? cioè: Dove sono le tue radici?
È come quando noi, conoscendo qualcuno, gli chiediamo: Da chi vieni, di chi sei figlio, che nel caso di Gesù diventa: Da chi provieni?
Anche nell'esperienza delle relazioni umane, conoscere le origini di una persona significa entrare in relazione profonda con lui,.entrare nella sua storia perosnale, costruire una intimità. Gesù indica che c'è un solo modo per conoscere Da chi proviene, cioè lo stare con Lui. Solo stando con Lui possiamo conoscere il Volto di Colui che lo ha mandato.
In questo brano Gesù mi dice: "Se stai con me, conoscerai anche mio Padre".
Per concludere, mi piace pensare che l'espressione del Vangelo: Quel giorno rimasero con Lui, si possa intendere come un Da quel giorno rimasero con Lui, cioè come l'inizio di una rivelazione che si concluderà molto tempo dopo.
Ivana de Leonardis
La riflessione giovannea ci presenta un cammino che i discepoli devono fare. Ma è un cammino interiore (mentre nei Sinottici il cammino è reale, si va verso Gerusalemme e durante il viaggio Gesù ne approfitta per formare i discepoli). In Giovanni il discepolo deve solo scoprire la profondità della comunione che lui vive con Gesù e con il Padre, comunione che è già pienamente in essere, sin dal primo incontro con Gesù. Giovanni ci farà comprendere che da sempre Gesù e il Padre vivono in una reciproca immanenza. Il discepolo, entrando in comunione con Gesù, vive anche la piena comunione con il Padre. Ognuno di noi, pertanto, già vive nella comunione con la Trinità che è presente in noi. Per Giovanni questo significa vivere la vita eterna, che non è una estensione quantitativa del tempo (che per Giovanni non esiste), ma è uno stato qualitativo già a disposizione del credente.
EliminaCommento ricevuto via whatsapp da Rosita: credo che la ricerca dell’assoluto e la voglia di conoscerlo, siano già impresse nel cuore di ogni essere umano. Lo si avverte perché ognuno di noi, pur avendo, più o meno, la conoscenza di ciò che ci circonda o comunque di tutto quello che riempie la nostra vita, in realtà non si è del tutto appagati, rimanendo sempre viva, una certa sete di conosenzache anela nel nostro intimo. L’invito di Gesù è incoraggiante e sicuramente rimanda ad un percorso con una data e un’ora di inizio, che ogni credente deve ricordare, quando è scoccata la scintilla della fede, o il momento maturo in cui si è dato il nostro si a Dio, ma è anche un cammino costruito su piu tempi e momenti di approfondimento.
RispondiEliminaSe all’inizio vi è l’attrazione emotiva “sentendolo parlare così, lo seguirono” successivamente vi è quell’”andarono” che indica: l’aver camminato, il non restare fermi, un’addentrarsi nella conoscenza relazionale, che porta verso la vera conoscenza. Quella capace di appagare e donare la vera felicità. Di certo si tratta di un cammino con ostacoli, gli ostacoli che si incontrano tra uomini che vivono, la propria esperienza di vita condivisa inevitabilmente con altri e altri luoghi, ma sicuro un cammino, un cercare, un ricercare che genera la profondità della persona, cosi quanto è profondo quell’assoluto che ha mosso il nostro andare sin dall’inizio della ricerca.