I SETTIMANA BIBLICA ONLINE
6-12 AGOSTO 2018
UN INCONTRO
CHE
CAMBIA LA VITA
Secondo giorno
Primo momento: Preghiera iniziale
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
1Dio dei padri e Signore
della misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, 2e con
la tua sapienza hai formato l'uomo perché dominasse sulle creature che tu hai
fatto, 3e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse
il giudizio con animo retto, 4dammi la sapienza, che siede accanto a
te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, 5perché
io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava, uomo debole e dalla vita breve,
incapace di comprendere la giustizia e le leggi. 6Se qualcuno fra
gli uomini fosse perfetto, privo della sapienza che viene da te, sarebbe
stimato un nulla… 9Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
che era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e
ciò che è conforme ai tuoi decreti. 10Inviala dai cieli santi,
mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia
fatica e io sappia ciò che ti è gradito. 11Ella infatti tutto
conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi
proteggerà con la sua gloria (Sapienza 9,1-6.9-11).
Maria,
Sede della Sapienza, prega per noi.
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Secondo momento: La Parola di Dio
IN ASCOLTO DELLA SUA PAROLA
Gesù: la parte buona
Dal
Vangelo secondo Luca (10,38-42)
38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una
donna, di nome Marta, lo ospitò.
39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi
del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta
per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa
nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi
aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e
ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore,
che non le sarà tolta».
Il
quadro che troviamo in Lc 10,38-42 presenta una scena domestica dove viene
riportato un insegnamento di Gesù di grande rilevanza: il primato della parola
di Dio ascoltata e predicata, senza la quale non vi è comunità cristiana. Gli
altri servizi devono attingere da essa la necessaria linfa vitale.
Nella
sua salita verso Gerusalemme, Gesù compie il cammino con tutto il suo seguito,
costituito dai dodici, dai discepoli e da alcune donne (cf. Lc 8,1-3; 9,51-56).
Gesù, da solo, trova ospitalità presso una famiglia: due sorelle, Marta e
Maria, e il fratello Lazzaro, a Betania, nei pressi della città santa, lo
accolgono in casa offrendogli cibo, alloggio e... una famiglia. Questo accadrà
spesso, in particolare nella settimana prima della passione di Gesù (cf. Mc
11,11; Mt 21,17; Gv 12,1-11). Il quarto vangelo ci dà molte notizie su questi
tre amici di Gesù, da lui molto amati (cf. soprattutto Gv 11,1-43). Dunque Gesù
trova una casa che lo accoglie, che gli permette di gustare l’intimità
dell’amicizia, del caldo clima familiare, di riposare, di avere tempo per
pensare alla sua missione.
Entrato
in casa, è accolto da Marta, una donna attiva, intraprendente, che si sente
impegnata a preparargli il cibo e una tavola degna di un rabbi, di un amico.
Marta qui è “tirata da tutte le parti”, indaffarata e assorbita dai servizi.
Sua sorella Maria, al contrario, si mostra una donna più contemplativa, che
durante la sosta di Gesù in casa ama innanzitutto ascoltarlo, mettersi ai piedi
del maestro e profeta per ricevere il suo insegnamento.
Alla
presenza di Gesù, Maria assume così la
postura classica del discepolo (cf. Lc 8,35; At 22,3). La tradizione
rabbinica affermava: “La tua casa sia un luogo di riunione per i sapienti;
attaccati alla polvere dei loro piedi e bevi assetato le loro parole” (Mishnà, Avot I,4), ma questo
compito era riservato agli uomini, non certo alle donne. Ciò sarebbe stato non
solo inusuale, ma anche scandaloso, come si legge sempre nella Mishnà:
“Chiunque insegni la Torah a sua figlia è come se le insegnasse cose sporche” (Sotah 3,4). Maria compie
pertanto un gesto coraggioso, audace, mostrando una forte soggettività e una
profonda consapevolezza: si fa discepola, sicura che il rabbi Gesù non la
respingerà, ma eserciterà il suo ministero rivolgendosi a una donna come agli
uomini, accetterà di avere una discepola e non solo dei discepoli. D’altronde,
Luca aveva già dato testimonianza circa le donne al seguito di Gesù (cf. Lc
8,2-3); qui però egli specifica ulteriormente: le donne non solo seguono Gesù
“servendolo con i loro beni”, ma sono destinatarie del suo insegnamento,
esattamente come
i discepoli.
Ma
ecco apparire il conflitto. Vedendo la sorella in ascolto ai piedi Gesù, Marta
interviene indispettita, dicendogli: «Signore,
non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille
dunque che mi aiuti». Si faccia attenzione: Marta chiama Gesù Kýrios, Signore, titolo
che echeggia la confessione pasquale della comunità ecclesiale nei suoi confronti
(“È il Signore!”: Gv 21,7).
D’altronde, secondo il quarto vangelo, Marta è colei che fa la più alta
confessione di fede in Gesù, definendolo “il
Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (Gv 11,27),
confessione più completa di quella di Pietro (cf. Gv 6,69). Qui però le sue
parole denotano irritazione e quasi costringono Gesù a intervenire presso sua
sorella Maria. In fondo Marta si sta dando da fare proprio per accogliere bene
Gesù, ma il suo zelo sconfina nell’inquietudine e nella preoccupazione. Pur
facendo azioni per Gesù, Marta è
distratta e preoccupata, dunque divisa – come Gesù stesso le dice subito
dopo –, cioè ha assunto un atteggiamento e dei sentimenti che le
impediscono di ascoltare il Kýrios.
Gesù
allora interviene, non per fare un rimprovero, ma per offrire a Marta una occasione
di riflessione: “Marta, Marta, tu ti
affanni e ti agiti per molte cose”. Queste parole vanno capite bene e non
comprese secondo un adagio che abbiamo nei nostri orecchi perché ripetuto da
secoli, adagio che beatifica la vita contemplativa e le conferisce il primato
su quella attiva. No! Ciò che Gesù vuole
correggere in Marta, molto dolcemente, è la preoccupazione, ossia quello stato di agitazione che impedisce
l’ascolto e l’accoglienza autentica
di Gesù stesso. Per fare piacere a Gesù ed essergli vicina, Marta non si
accorge che in realtà fa di tutto per creare ostacoli al vero rapporto con lui.
I mezzi per raggiungere il fine sono per
lei più importanti del fine. Agitarsi, preoccuparsi significa togliere
attenzione all’altro e pensare troppo a se stessi: ci si illude di pensare agli
altri, ma l’agitazione non lo permette, anzi lo impedisce.
Gesù,
del resto, altrove ammonisce di non preoccuparsi delle parole da pronunciare
per difendersi quando si è accusati a causa sua (cf. Lc 12,11), di non
preoccuparsi per il cibo e il vestito (cf. Lc 12,22-29), di non lasciarsi
prendere dall’agitazione per la vita, nell’attesa della venuta del Figlio
dell’uomo (cf. Lc 21,34-35). Ora, nel mettere per iscritto questo episodio come
tutte le altre esortazioni appena citate, è molto probabile che Luca si ispiri
a quanto affermato da Paolo in 1Cor 7, quando, parlando della relazione con il
Signore, l’Apostolo esorta a non essere distratti, tirati qua e là (cf. 1Cor 7,35), né preoccupati, divisi (cf. 1Cor 7,32.34). Questo ammonimento vale dunque per Marta
come per ciascuno di noi!
Sia
dunque chiaro: Gesù non condanna Marta perché lavora, facendo qualcosa per lui,
anche perché egli amava la tavola, gioiva nel condividere buon cibo e buon vino
con gli amici e le amiche, ma la mette in guardia dal lasciarsi prendere
dall’affanno, fino a dimenticare la sua presenza. Occuparsi, non preoccuparsi;
lavorare, non agitarsi; servire, non correre: sono attitudini umane
assolutamente necessarie a ogni “buona” accoglienza!
Marta
è il modello di coloro che accolgono il Signore, ma lo accolgono come chi pensa
di poter servire il Signore e non essere servito da lui. Marta è talmente felice di accogliere Gesù da credere di dover essere
lei ad accudire il Signore. Lui che aveva detto: "Io non sono venuto per essere servito, ma per servire" (Mc
10,45; cf. Lc 22,27). Sottolineando l'importanza del suo servizio, Marta in
realtà presenta una figura di Gesù che di fatto rovescia l'identità stessa del
Signore. Le preoccupazioni e il "chiasso" che travolgono Marta la
allontanano, in definitiva, da Gesù, il Signore, che è venuto a servire, che è
venuto a portare la Parola di Dio. L'unica cosa che conta è ascoltare la parola
di Gesù. Di tutto questo sembra, invece, molto desiderosa Maria.
Ed è
proprio ciò che viene evidenziato da Gesù: “Di
una cosa sola c'è bisogno.
Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. Gesù è la
"parte buona", come meglio dovrebbe tradursi il nostro testo. Non ci
sono due parti, di cui una è migliore. Ce n'è una sola. L'unica parte buona,
l'unica necessaria. Cosa è veramente necessario? Cosa è determinante nel
rapporto con Gesù? Una sola cosa è importante: essere suo discepolo e sua discepola,
ascoltando la sua parola. Non a caso proprio Luca ci dice che
addirittura la relazione di maternità di Maria nei confronti di Gesù passa in
secondo piano rispetto al legame decisivo con lui, costituito dall’ascolto e
dalla messa in pratica della sua parola (cf. Lc 11,27-28). Dunque, non l’utero
che ha portato Gesù è beato, non chi accoglie Gesù con un pasto straordinario è
beato, non chi pensa di dover fare molte cose per Gesù è beato, ma chi ascolta
la sua parola e la mette in pratica!
Per
Marta le opere sono il segno concreto dell'accoglienza e dell'amore per il
Signore. Marta è convinta che le opere sono le realtà più importanti per vivere
l'amore per gli altri e per Dio. Un modo di pensare analogo a quello degli
ebrei, come ci mostra il fariseo che si trova a pregare insieme al pubblicano
(cf. Lc 18,9-14). Ecco perchè rimprovera bonariamente Gesù chiedendogli di
esortare Maria a collaborare con lei. Al contrario Maria, con la sua scelta, permette a Gesù di dare piuttosto che
ricevere, di servire attraverso il servizio della Parola. Di svolgere la
sua missione che consiste nel trasmettere la parola del Padre. Maria è colei
che accoglie più in profondità il Signore, lasciandolo parlare, facendolo
esprimere, facendo rivelare in profondità la sua vera identità di rivelatore
del Padre.
Non è facile per noi rispettare questo primato dell’ascolto, perché pensiamo di
avere molte cose da fare, molti servizi da compiere, e spesso ce li inventiamo,
pur di non ascoltare le parole di Gesù. In noi, infatti, c’è ribellione alle
parole di Gesù, c’è la tentazione di non ascoltarle per non osservarle, c’è la
tentazione di preferire ciò che vogliamo, ciò che decidiamo, ciò di cui siamo
protagonisti, piuttosto che ascoltare e obbedire. Ma non si dimentichi la
grande novità di questa pagina: una donna si fa discepola di Gesù, e questa è “la porzione” di Maria che
ascolta, la porzione buona che non le sarà mai tolta, perché “sua porzione
è il Signore” (cf. Sal 16,5). Le donne non sono solo chiamate, come tutti i
discepoli, al servizio, alla diakonía,
ma innanzitutto all’ascolto: l’opposizione tra Marta e Maria rivelata da Gesù
non è un’opposizione tra attività e contemplazione, ma tra non ascolto e
ascolto del Signore.
Quarto momento: La riflessione
personale
Dedicate
almeno mezzora alla vostra personale riflessione.
Traccia di riflessione
Beato l'uomo che...
nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte (Sal 1,1-2).
La nostra casa è un luogo di accoglienza e di ascolto per Gesù? Nella relazione con Gesù siamo più vicini a Marta o a Maria?
Quinto momento: La condivisione
comunitaria
Se
avete deciso di vivere con altri i primi tre momenti (in modo residenziale),
scambiate con loro la vostra riflessione.
Al
termine della vostra condivisione, accedete al blog
noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com e inserite un commento alla scheda del
giorno in modo da favorire l’arricchimento spirituale di tutti coloro che
partecipano alla Settimana Biblica Online.
Sesto momento: Liturgia delle Ore
Siamo
giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it
che vi proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui
effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non
solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa
Universale.

Questa è una delle letture che preferisco del Vangelo, perché sento che Gesù parla proprio a me e mi rimette in pace con il mondo. So bene che da sempre sono malato del “complesso di Marta” perché mi affanno per mille cose e mi affanno ancor di più perché vorrei fare queste cose al meglio, senza accontentarmi. Questa caratteristica, apparentemente positiva, nasconde una insidia pericolosa: la tensione a fare e a fare bene tende facilmente a trasformarsi nell’ansia di voler tenere tutto sotto controllo e nell’idea (malata) che tutto dipende da me. Non solo, comincio a guardare a chi mi sta intorno come ad uno sfaticato, mentre in realtà sono io a non lasciargli spazi e tempi giusti. Il rimprovero dolce e compassionevole di Gesù scioglie d’un tratto tutta questa ansia e mi lascia scoperto di fronte al mio limite: non sono migliore perché mi do da fare, anzi, rischio di riempire la mia vita ed il mio tempo con cose inutili, che soddisfano bisogni miei e non corrispondono al progetto di Dio su di me. Da quando ho incontrato questo passo del Vangelo, non è che sia proprio “guarito”: continuo a ricascare sempre negli affanni quotidiani, però almeno riesco a guardare a Maria seduta ai piedi del Maestro con sincera ammirazione e non più con rabbia.
RispondiEliminaGrazie Roberto. Sono convinto che questo sia un limite di tutti noi. Facciamo molta fatica a comprendere che solo Gesù è la "parte buona" a cui dobbiamo affidare tutta la nostra vita. Il Padre sa che abbiamo bisogno anche di altro per vivere, ma questo ci viene donato da Lui. Senza affanni.
EliminaQuesto commento mi è stato inviato via whatsapp da Nicola Barbato:
RispondiEliminaIl mio pensiero: Maria rompe gli schemi, non vuole fare quello che fanno le donne: "servire gli uomini", casa, figli... Vuole la parità (è lei che sceglie il suo avvenire e non l'uomo di casa). Marta segue la tradizione della donna: stare a casa e servire gli uomini.
Risposta: i Vangeli (ma anche Paolo) non sottolineano gli aspetti sociologici dei comportamenti umani. La loro attenzione è essenzialmente cristologica, che diventa la chiave per comprendere ogni evento narrato. Maria mette al primo posto la relazione con Gesù e l'ascolto della sua parola. Marta subordina la relazione con Gesù alle sue tante preoccupazioni.
Pubblico un commento ricevuto via whatsapp da Rosita: Mi sento concorde con Roberto Di Virgilio, infatti sono molto Marta e poco Maria. È inutile negarlo, la mania di fare e di fare bene, seppur non sempre è necessaria, sicuramente mi porta verso un autoelogio che mi conduce ad una forma di scarto, che è molto poco umile, oltre che dannoso. Nel corso degli anni però ho imparato a ritagliare dei momenti che dedico solo al Signore: la messa quotidiana, momenti di preghiera che non sono sempre gli stessi, momenti di lettura che mi aiutano a riflettere e la domenica, anche se so di avere tante cose da fare e da portare a termine, non esiste che io anteponga il mio da fare alla Sua presenza nella mia vita. So bene che questo è ancora tanto poco rispetto alla grandezza di Dio e all’importanza della sua Parola, peró è un modo che mi permette di rimanere sempre in sintonia con Lui e di averlo presente, ogni giorno, nella mia vita, un pó come il voler rimettere l’ago della bussola al posto che gli è proprio, affinchè io non venga trascinata dal mio egoismo, ma, giustamente ridimensionata, riportata al suo ascolto.
RispondiEliminaMi unisco al coro di chi si riconosce simile a Marta, anche se con il tempo (l'età) sto piano piano imparando a ritagliarmi spazi di ascolto e di riflessione anche nella frenesia del quotidiano. Oggi mi sono soffermata a riflettere su queste due donne. Diciamo la verità: Marta mi è sempre stata simpatica perché è una donna energica, intraprendente! Quando muore il fratello Lazzaro, lei è quella che va incontro a Gesù e anche in quella occasione (si vede che proprio non ce la fa a stare zitta!) lo rimprovera dicendogli che se ci fosse stato Lui, Lazzaro non sarebbe morto! Nel frattempo Maria è a casa. Oggi di Maria ho conosciuto un aspetto a cui non avevo guardato e cioè il coraggio di fare quello che era riservato solo agli uomini: sentire che Gesù è lì per lei, che Lui è sua porzione. Ecco, l'insegnamento che traggo oggi da questa pagina del Vangelo è che il limite di Marta è in quel prendere l'iniziativa e forse voler essere autoreferenziale, mentre Maria lascia sempre che sia Gesù ad avere il primato e l'iniziativa.
RispondiEliminaPubblico il delicato commento del Preside Nicolangelo D'Adamo: "Il fascino di una dama della corte Estense. Complimenti, Marta: hai un grande charme!".
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