Parrocchia S. Giovanni Bosco  -  Vasto

SCUOLA DELLA PAROLA 2018-19
TERZO INCONTRO 14/11/2018
 

 

VIVERE L'INCONTRO CON GESU'

 

"E SUBITO VIDE DI NUOVO E LO SEGUIVA LUNGO LA STRADA"

 
 

La Parola di Dio
 

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52).

 
46E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

  

Commento teologico-esegetico

 
Oggi mediteremo sul testo di Mc 10,46-52, ovvero l’incontro tra Gesù e Bartimeo, un uomo afflitto dalla cecità che grazie a una fede capace di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27) conosce la salvezza e intraprende il cammino della sequela.


Il contesto immediato del brano: i discepoli hanno paura a seguire Gesù verso Gerusalemme. Vorrebbero evitare di entrare in Giudea dove Gesù (e loro) potrebbero essere uccisi. E, riottosi, durante il cammino litigano per sancire chi è tra loro il più grande! Gesù, pur essendo circondato dai discepoli e dalla folla, è praticamente solo nel suo andare verso Gerusalemme, dove sarà messo in croce (Mc 10,32-45).
 

Marco non si limita a raccontare una guarigione dalla cecità, ma s’interroga su quel che significa vedere o essere ciechi, comprendere o non comprendere. Parallelamente, egli riflette sulla questione della via di Gesù. Questi due temi sono al centro della narrazione, che è dunque un racconto di svolta: è il punto di arrivo di un cammino, di formazione e di preparazione, e l’inizio di un altro cammino, di arrivo a Gerusalemme, di compimento. In altre parole, Marco sembra voler dire che il discepolo deve guarire dalla sua “cecità” e purificare il suo sguardo (cfr. anche Mc 6,45-52), perché gli eventi che stanno per accadere a Gerusalemme richiedono una vista donata da Dio, altrimenti saranno per lui solo fatti scandalosi e tristi: occorre dunque “vedere” per “seguire” Gesù e non scandalizzarsi di lui (cf. Mc 14,26)!

Di fronte a ogni lettore del vangelo sta pertanto un’alternativa secca, enunciata da Marco con la sua consueta, tagliente essenzialità: "Mentre erano lungo la via per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti" (Mc 10,32). Al contrario, l'atteggiamento di Bartimeo è opposto: "E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la via" (Mc 10,52).

Approfondiamo il testo di Mc 10,46-52 seguendo i quattro movimenti che il testo ci propone.

“Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!”. Attorniato dai suoi discepoli e da molta folla, Gesù sta uscendo da Gerico, la città posta accanto alla foce del Giordano nel Mar Morto, il luogo d’accesso alla terra promessa. Ed ecco che appare il vero protagonista di questa pagina, “il figlio di Timeo, Bartimeo”. Bartimeo infatti è un escluso, come Marco si preoccupa di sottolineare accuratamente. E' cieco ed è costretto a mendicare. La sua situazione di emarginato è plasticamente riassunta dal suo stare seduto, in una posizione di passività, “sul ciglio della strada, lungo la via".

Questa sua condizione deve però aver reso più acuto il suo udito. Per questo, al solo sentire che Gesù di Nazaret sta passando, grida con forza: “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me!”. La sua è un’ostinata richiesta di compassione e di misericordia e, insieme, una grande confessione di fede, che proclama Gesù quale “Figlio di David”, cioè Cristo, il Re-Messia a lungo atteso da Israele e inviato da Dio per instaurare il suo regno di pace e giustizia sulla terra (cf. 2Sam 7,8-17; Is 11,1-9). Bartimeo non si lascia intimorire dai rimproveri dei “molti” che vorrebbero zittirlo ma, anzi, “grida ancora più forte”.

“Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. Nel vangelo secondo Marco Gesù è sempre in cammino. Ebbene, qui, caso unico, Gesù si ferma. E' questo il modo più eloquente, pur senza parole, per manifestare il suo interesse per Bartimeo, la sua volontà di com-passione: “Chiamatelo!”. E i discepoli, che fino a poco prima si erano opposti all’incontro, colpiti dall’atteggiamento del Maestro, si rivolgono a Bartimeo con parole molto significative: “coraggio!”, la stessa espressione rivolta da Gesù ai Dodici sconvolti per averlo visto camminare sulle acque (cf. Mc 6,50); “Àlzati!”: verbo egheíro, quello che indica la risurrezione (cf. Mc 5,41; 6,14; 12,26; 14,28; 16,6), utilizzato nel caso di tante altre guarigioni (cf. Mc 1,31; 2,9.11.12; 9,27).

 “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Bartimeo risponde senza indugio alla chiamata di Gesù: getta a terra il mantello, segno della forza dell’uomo (cf. 1Sam 18,4; 24,6; Rt 3,9), il mantello in cui egli raccoglieva le monete ricevute in elemosina, indumento che era anche coperta per la notte e, per questo, proprietà inalienabile del povero (cf. Dt 24,13). Al contrario dell’uomo ricco che non aveva saputo liberarsi della zavorra dei suoi beni, e dunque se ne era andato triste (cf. Mc 10,21-22), Bartimeo si spoglia di tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio all’incontro con Gesù: si spoglia di ogni pur minima sicurezza, del suo passato, della sua stessa vita, e balzando in piedi viene da lui. Nella sua nuda povertà e nella sua cecità sta di fronte a Gesù, attendendo tutto da lui.

Di fronte a questo gesto di Bartimeo, Gesù lo rimanda al suo desiderio, rivolgendogli la stessa domanda fatta poco prima a Giacomo e Giovanni (cf. Mc 10,36): “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Egli gli chiede con grande franchezza: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. Ritrovare la sua dignità, per Bartimeo, è dire chiaramente ciò che egli desidera. E lo esprime di fronte a Gesù, colui che egli non chiama più “figlio di David”, ma, con un tono di confidenza umile e audace, “Rabbunì”, “mio Maestro”. «... Che io riabbia la vista!»: il verbo «vedere» non si riferisce semplicemente alla vista fisica ma allude all'apertura della vista della fede. Infatti, nel Vangelo di Marco la fede è proprio delineata come un vedere. Quando Gesù ha da rimproverare coloro che non credono dice «avete occhi e non vedete». Questo cieco non chiede semplicemente la vista fisica ma chiede una maturazione, un'apertura profonda della vista della fede.

Gesù si accorge di ciò che Bartimeo sta vivendo. Per questo si rivolge a lui con un’affermazione straordinaria: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Innanzitutto gli dice: “Va’”, lo invita cioè a mettersi in cammino, senza chiedergli nulla. Alla libertà di chi entra in relazione con lui, Gesù risponde invitando il suo interlocutore a esercitare la libertà. La sintesi più efficace della educazione alla fede-fiducia compiuta da Gesù può essere colta proprio nella parola da lui rivolta a Bartimeo: “La tua fede ti ha salvato” (cf. anche Mt 8,13; 15,28; Lc 7,50; 17,19). In questa occasione è la fede di Bartimeo, quale si manifesta nel suo balzo e nelle sue semplici parole, a colpire Gesù e a suscitare una risposta che non fa che prendere atto della realtà. Sì, il vero miracolo narrato nel nostro brano è il miracolo della fede”, una fede capace di andare oltre il visibile (cf. 2Cor 5,7) e di sperare ciò che sembra impossibile; una fede che restituisce alla vita piena un uomo emarginato, facendo di lui un discepolo esemplare.

“Lo seguiva lungo via”. “E subito vide di nuovo”: la guarigione è descritta quasi en passant, mediante l’impiego dell’espressione temporale e subito”, usata per ben 42 volte da Marco, a testimoniare il repentino compiersi del Regno di Dio che caratterizza la vita di Gesù e di quanti la condividono. L’evangelista sembra invece più interessato a mettere in risalto le conseguenze della guarigione – o meglio della salvezza sperimentata grazie alla fede – sulla vita di Bartimeo. Gesù gli aveva detto: “Va’”; egli invece, dopo l’incontro che ha cambiato per sempre la sua vita, non può più stare separato da Gesù. La visione della fede e la relazione con Gesù hanno cambiato radicalmente la sua vita. Per questo “lo segue lungo la via”: la salvezza viene sperimentata dal credente non tanto come condizione in cui installarsi, ma come cammino perseverante dietro a Gesù, come relazione quotidiana con lui. Ecco perché Bartimeo, quale discepolo guarito dalla sua cecità, segue Gesù sulla strada per Gerusalemme, la strada che lo condurrà alla croce (cfr. Mc 8,34: il discepolo di Gesù deve prendere la sua croce suule proprie spalle e seguire Gesù verso la croce).

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