III Settimana Biblica Online - Terzo giorno
III
SETTIMANA BIBLICA ONLINE
05
AGOSTO 2020
GESU' E
LE PARABOLE SUL REGNO DI DIO
Primo momento:
Preghiera iniziale
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Dio dei padri e Signore della misericordia, che tutto hai
creato con la tua parola, e con la tua sapienza hai formato l'uomo
perché dominasse sulle creature che tu hai fatto, e governasse il
mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, dammi
la sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei
tuoi figli, perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava,
uomo debole e dalla vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le
leggi. Se qualcuno fra gli uomini fosse perfetto, privo della
sapienza che viene da te, sarebbe stimato un nulla… Con te è la
sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; lei
sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Inviala
dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi
affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Ella
infatti tutto conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie
azioni e mi proteggerà con la sua gloria (Sapienza 9,1-6.9-11).
Maria,
Sede della Sapienza, prega per noi.
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Secondo momento: La
Parola di Dio
LE PARABOLE DEL GRANELLO
DI SENAPE E DEL LIEVITO (Mt 13,31-33)
Il testo
“Espose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Si tratta di due brevi parabole simmetriche
che rispondono alle difficoltà che Gesù e i suoi discepoli stanno vivendo. Gesù
utilizza due immagini che non sembrano adeguate a presentare il regno di Dio. Il
chicco di senape non è adeguato per indicare il Regno di Dio, è qualcosa di
troppo piccolo. Ci si immagina il regno di Dio grande, forte, potente e,
invece, è piccolo, insignificante, impotente. Cosa non abbiamo capito? Tra
l’altro non solo è piccolo, ma guarda che razza di gente ha raccolto! Nel regno
di Dio non troviamo persone pure e sante; al contrario, vi si trova gente
immonda, disprezzata, disprezzabile: prostitute, peccatori, malati, pubblicani.
Gesù con queste due parabole mostra che questa è la scelta di Dio. Egli sceglie apposta le cose piccole, le cose disprezzate, le cose che non sono per ridurre al nulla le cose che sono (cf. 1Cor 1,26-31). E lo fa per noi, per guarirci dalla nostra superbia, dal nostro desiderio di grandezza, principio di tutti i nostri mali che ci impediscono di accettare la nostra fragilità e la nostra limitatezza.
La forza dell’amore è farsi carico della fragilità e della piccolezza dell'altro. L’amore che Dio ha per l'uomo manifesta la sua misericordia. Davanti al male, Dio non schiaccia l'uomo, lo ama. Il male per Lui è l’occasione del bene più profondo: della sua misericordia, della sua compassione, del suo perdono.
Queste parabole devono portarci a comprendere che noi siamo piccoli e che dobbiamo imparare a vedere la grandezza di Dio nella piccolezza. Infatti, la massima rivelazione della grandezza di Dio è la croce che rappresenta la sua piccolezza estrema. La gloria di Dio, la sua santità, la sua diversità diventano manifeste nel suo divenire lievito che si mischia con le nostre fragilità.
Il modo comune di intendere le due parabole è la progressività della rivelazione del regno di Dio; cioè, esso comincia a realizzarsi nella modestia, piccolo, quasi insignificante, ma dopo! Questa interpretazione tradizionale è fuorviante. Le due parabole, al contrario, rivelano lo stile di Dio, la sua scelta, che consiste nel realizzare il suo regno nel piccolo, nell’insignificante. Per Dio ha valore proprio ciò che è disprezzato dall'uomo. Nella piccolezza e insignificanza Dio manifesta la sua grandezza che è incommensurabile, che è incontenibile, che è Dio stesso, che è il suo amore.
Il granello di senape.
Gesù paragona il regno di Dio, che tutti aspettavano in modo spettacolare, ad un piccolissimo seme di senape. La piccolezza di questo chicco di senape è importante. Noi ci aspettiamo il regno di Dio che
viene con potenza. Invece Dio dà segni esattamente contrari. La piccolezza è
la caratteristica di Dio. Nella teologia ebraica si parla di una particolare qualità
di Dio, il suo stringimento, il suo farsi piccolo per far spazio agli altri,
alla creazione, alla creatura. Anche la caratteristica dell’amore è lasciare
spazio all’altro, restringersi.
Quindi, la piccolezza estrema, che potrebbe sembrare una debolezza, è in realtà la qualità più profonda del regno di Dio. Dio non viene con cose grandi. Ma proprio questa piccolezza è la sua grandezza, che viene come amore che si identifica con l’ultimo. Questo rappresenta il mistero del regno di Dio, il mistero della vita e anche il mistero più profondo della propria esistenza. La piccolezza è la grandezza di Dio ed è anche la nostra vera grandezza, il nostro essere figli di Dio.
Ma questo seme che è piccolissimo cresce e diventa più grande di tutti gli altri legumi e diventa addirittura un albero. L’albero è immagine del regno di Dio nella Bibbia (cf. Ez 37), dove trovano riparo tutti gli uccelli e tutti i popoli. L’albero sarà la croce di Cristo, l’albero nel quale tutti trovano riparo; quell’albero che abbraccia tutto l’universo è proprio la croce che è la piccolezza estrema di Dio, la debolezza estrema di Dio. Questa piccolezza estrema di Dio sulla croce è la grandezza somma che abbraccia l’universo, anche la negazione di Dio stesso, il peccato, la maledizione, la morte.
Pertanto, il seme è la presenza di Dio nella storia. Capire che già ora, nella piccolezza del regno, si manifesta la gloria di Dio, è l’enigma dell’esistenza nostra. La nostra difficoltà è accettare questa piccolezza di Dio come la sua vera grandezza. Ad esempio, quando Gesù lava i piedi ai discepoli e si fa loro servo, si dice che Gesù si è degnato di lavare i piedi. No, non si è degnato di lavare i piedi, egli ha rivelato la sua gloria proprio lavando i piedi, ha rivelato la sua dignità nell'umiltà del servizio, ha rivelato la dignità di Dio che è amore.
Il lievito
Questa seconda parabola
vuole rispondere ad un’altra domanda: come
mai dentro il regno di Dio troviamo anche la presenza del male? Il lievito è qualcosa che fermenta la pasta,
dà sostanza, dà qualcosa, mentre invece effettivamente il lievito è un poco di
farina inacidita, qualcosa di negativo di per sé. Per gli ebrei,
infatti, il lievito è farina andata a male, farina impura, deteriorata. Ecco
perché va eliminata per la Pasqua, dove si richiede di mangiare pane azzimo.
Quindi, il lievito rappresenta l’impurità, ciò che va a male, ciò che non è buono.
E’ l’obiezione che fanno a Gesù: tu dici che stai realizzando il regno di Dio,
guarda che gente ti sta seguendo, tutte persone “andate a male”, proprio come
il lievito.
Noi vorremmo un Dio grande, potente, ma anche puro, santo. Se il nostro problema è capire la grandezza di Dio che fa sua la piccolezza dell'uomo, analogamente abbiamo difficoltà a comprendere la purezza di un Dio che si mischia con le impurità presenti nell'umanità. La sua santità è la sua misericordia e la misericordia si mischia con ogni miseria. Quindi la santità di Dio, la sua diversità, la sua purezza è esattamente il suo farsi uomo, condividendone anche il male, la maledizione e il peccato (cf. 2Cor 5,21; Gal 3,13). E così Dio, attraverso suo Figlio, si rende presente là dove c’è il male, la maledizione, il peccato, la morte. Dio entra proprio in ogni realtà ambigua umana, condivide la condizione umana così com’è, anche il male.
Gesù usa l’immagine del
lievito che fermenta la pasta per rivelare che proprio queste persone andate a male, entrando nel regno di Dio, come
un lievito, fermenteranno la pasta del mondo. Gesù stesso è la primizia di
questo lievito, sarà messo sotto terra e, nascosto, farà lievitare di vita
l’universo intero.
Si intravede qualcosa di molto nascosto nelle due immagini del Regno offerte dai due simboli del chicco di senape e del lievito impastato. Proprio la sua piccolezza è la sua grandezza, proprio il suo essere impastato col male del mondo è la sua purezza. Tutta la Scrittura è segno della passione di Dio per l’uomo, quella passione che l’ha reso piccolo, che l’ha reso immondo, che l’ha reso seme che muore sotto terra. Dio è Colui che prende su di sé tutta la condizione umana, anche il nostro male.
Quarto momento: La riflessione personale
Dedicate
almeno mezzora alla vostra personale riflessione.
Traccia di
riflessione:
Queste due parabole sottolineano due problemi vissuti da Gesù e che siamo chiamati
ad affrontare anche noi:
il granello di
senape affronta il tema del bene che sembra sempre piccolo. Non fa notizia.
Come mai? Noi vi prestiamo attenzione o ci facciamo trascinare dall'onda
distruttiva del mondo?
il lievito pone la nostra attenzione sulla
ambiguità del bene che convive con il male. Il male, il dolore, la sofferenza,
la morte sono degli ostacoli che ci impediscono di vivere oggi la realtà del regno di Dio?
Quinto momento: La
condivisione comunitaria
Se
avete deciso di vivere insieme ad altri i primi tre momenti (in modo
residenziale), scambiate con loro la vostra riflessione.
Al
termine della vostra condivisione, accedete al blog
noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com e inserite un commento alla scheda del
giorno in modo da favorire l’arricchimento spirituale di tutti coloro che
partecipano alla Settimana Biblica Online.
Sesto momento:
Liturgia delle Ore
Siamo
giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it che vi
proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui
effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non
solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa
Universale.

È davvero molto bello il commento che ci hai proposto oggi! Scrivo le prime suggestioni che mi sono arrivate. Quanto è diversa la logica di Dio dalla logica umana! Da donna che si occupa anche delle faccende di casa (lavare, cucinare ecc.), mi è venuto spontaneo un paragone "casereccio" tra il modo di essere di Dio e quello di essere degli uomini. Se un capo che metto a lavare in lavatrice mi si restringe o si infeltrisce, lo metto via perché non lo considero più buono. Se un cibo si inacidisce, lo butto perché non lo considero buono. Dio fa il contrario! Lui si restringe e si "inacidisce", si sporca e si stropiccia per Amore, per far emergere la bellezza dell'uomo. Dalla riflessione di oggi mi porto nel cuore questi due concetti:
RispondiElimina- amare significa restringersi (restringere il proprio ego) per far spazio all'altro;
- amare significa "mischiarsi", sporcarsi, contro la tentazione che ci viene spontanea di dividere, separare il bene dal male, i buoni dai cattivi, i puri dagli impuri, unita alla presunzione di essere quelli che stanno dalla parte dei buoni, gli intoccabili.
Grazie. A domani.
Ivana
-
Ivana, la tua riflessione è molto bella. Vorrei collegare quello che tu hai detto con il messaggio della parabola della zizzania. Tutti noi siamo grano buone e zizzania. Nessuno è solo grano buono, nessuno è solo zizzania. Se Dio fa spazio a noi e viene a condividere la nostra vita, noi dobbiamo fare lo stesso con gli altri. Consapevoli che in tutti c'è del grano buono, e non solo zizzania.
EliminaCaro Giancarlo, mi ricollego a te per esprimere la riflessione che mi è sorta sul Vangelo di ieri. Nella mia vita c'è stata sicuramente una fase in cui ho pensato e mi sono comportata come i discepoli che volevano separare immediatamente il grano dalla zizzania, pensando che così il grano potesse crescere meglio. Poi ho lentamente maturato proprio quello che hai appena detto: poiché mi riconosco che a volte sono grano e a volte zizzania, non mi conviene fare "la sterminatrice" perché un domani potrebbe capitare (e capiterebbe senz'altro) che qualcun altro voglia estirpare me. 😊
EliminaCon parole molto più efficaci Gesù disse: "Non giudicate e non sarete giudicati".
Mi ha molto colpito collegare la piccolezza con lo stringimento, togliersi spazio per darlo agli altri. La piccolezza quindi è l'amore donato nelle piccole cose, è la sapienza del cuore che mi fa vedere le cose e gli altri con gli occhi di Dio specialmente quando sembra il contrario. Sono chiamata alla piccolezza per non entrare in superbia, "Ti basta la mia grazia" nel mio vedermi piccola e bisognosa di Dio lo posso far agire. Pensando al lievito mi viene in mente la parola che dice: "... ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti...."
RispondiEliminaDio non disprezza nulla di ciò che ha creato, penso che anche in me abita male e bene, quindi l'altro non lo posso scartare ...tutto può diventare occasione di manifestazione della presenza di un Dio che vive in noi, soffre con noi (e questo l'ho sperimentato), gioisce con noi....a me/noi il compito di imitarlo.
grazie Giancarlo
Grazie a te Elia per la tua riflessione. Sì, Dio si rende presente nei piccoli, negli umili. E sono proprio i piccoli, gli umili a vivere più intensamente la presenza di Dio che opera nella loro esistenza. Questo è il senso più profondo della esortazione che Gesù rivolge ai suoi discepoli di ritornare bambini.
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