V SETTIMANA BIBLICA ONLINE - QUINTO GIORNO
V SETTIMANA BIBLICA
ONLINE
05 AGOSTO 2023
LA PARABOLA DELLA MISERICORDIA
LA
CONTESTAZIONE DEL FIGLIO MAGGIORE
Primo momento: Preghiera iniziale
Nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
1Dio dei padri e Signore della misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, 2e con la tua sapienza hai formato l'uomo perché dominasse sulle creature che tu hai fatto, 3e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, 4dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, 5perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava, uomo debole e dalla vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. 6Se qualcuno fra gli uomini fosse perfetto, privo della sapienza che viene da te, sarebbe stimato un nulla… 9Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. 10Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. 11Ella infatti tutto conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria (Sapienza 9,1-6.9-11).
Maria, Sede della Sapienza, prega per noi.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Secondo momento: La Parola di Dio
Il testo
“Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: «Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo». Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso». Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»” (Lc 15,25-32).
Terzo momento: Commento
teologico-esegetico
Finora la parabola di Gesù è stata rivolta ai pubblicani e ai peccatori. A loro, Gesù ha rivelato il volto di un Dio che li ama, li perdona e li riaccoglie nella sua casa. Proprio come il pastore ha agito verso la pecora smarrita. E tutto gratuitamente. Il padre riaccoglie in casa il figlio minore anche se questi non ha consapevolezza degli errori commessi quando era lontano da casa e anche se non ha ancora compreso chi è suo padre e l'amore tenero e misericordioso che lo anima.
Ma la parabola è indirizzata anche agli scribi e ai farisei che avevano criticato Gesù perchè accoglieva i pubblicani e i peccatori. Nella narrazione, il figlio maggiore rappresenta l'atteggiamento degli scribi e dei farisei, cioè di tutti i benpensanti che si ritengono giusti davanti a Dio e guardano con disprezzo coloro che sono considerati peccatori. A tale proposito, in Luca, risulta emblematica la preghiera del fariseo che, così, si rivolge al Signore: "O Dio, ti ringrazio perchè non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano" (Lc 18,11).
Analogamente al fratello più piccolo, anche il figlio maggiore è un figlio mancato! Anche lui può essere definito un figlio prodigo, ma prodigo di orgoglio, di pienezza di sé e di presunzione della propria giustizia che non esita a rinfacciare al proprio padre. Neppure lui ha mai capito il cuore del padre. Questo figlio perbene che non ha mai abbandonato la casa paterna, che ha sempre lavorato, che non ha mai trasgredito un comando, tuttavia, non ha mai capito niente del padre. Egli si è sempre comportato da servo: "Io ti servo da tanti anni". Ha vissuto nella casa del padre come un servo che obbedisce e non come un figlio che vive della vita del padre. Un figlio mancato che ha vissuto un’obbedienza servile, senza libertà, senza gioia, senza comunione.
Un figlio mancato è anche un fratello mancato. Perché adesso è il fratello che fa emergere tutto il suo risentimento. Lui crede di essere giusto, di non aver bisogno di perdono, perchè non ha mai disobbedito ad un solo comando del padre, e non accetta che l’altro sia perdonato. Questo è il drammatico problema del figlio maggiore. Questo era il problema degli scribi e dei farisei. Questo, oggi, è il pericolo che possono correre tanti fedeli che vivono all'interno della comunità ecclesiale.
Le sue rimostranze al padre sembrano apparentemente ragionevoli: "io sono rimasto a casa a lavorare, facendo tutto ciò che era necessario; addirittura non ti ho mai chiesto nulla, neppure un capretto per fare festa con gli amici! Ora, arriva questo che ha dilapidato tutti i soldi in bagordi e prostitute e tu, che fai?, addirittura prendi il vitello grasso e fai festa!".
Nella sua testa risuonava fortemente la contrapposizione: il fratello se l'è goduta con le prostitute, mentre lui era a casa a servire il padre!
E' evidente che anche per il figlio maggiore si presenta il contrasto tra l'essere servo e l'essere figlio. Lui ha sempre vissuto una relazione di servo e non osava chiedere neppure un capretto per fare festa con gli amici. Il padre gli contrappone la realtà del suo essere figlio, non servo: "Figlio, tutto ciò che è mio è tuo". Sin dall'inizio del racconto Luca ci ha fatto sapere che il padre divide tra i due figli non solo le sue ousia, cioè i suoi beni, le sue sostanze, le sue ricchezze, ma egli dona loro il suo bios, la sua stessa vita. Il padre non dà ai figli solo ciò che aveva, come era stato richiesto dal figlio minore, ma egli consegna loro quello che egli è. Tutto il suo essere viene offerto in dono ad entrambi i figli.
Questo
figlio non ha mai capito il padre e il dono che aveva ricevuto da lui! Un servo deve chiedere al padrone. Ma un figlio non
chiede il capretto! Se vuole fare festa con i suoi amici, il capretto lo prende senza chiedere, perchè sa che suo
padre lo ama e vuole che egli sia felice.
Il rapporto servile con il padre lo ha reso infelice. Non si è sentito libero, pur vivendo nella casa paterna. Il padre, per lui, era un padrone a cui adesso può duramente gridare in faccia: "Questo tuo figlio!". Il padre cerca di riportarlo a sperimentare delle relazioni interpersonali basate sull'amore, rovesciando la sua distorta visione: "Questo tuo fratello".
Il figlio minore, tornando a casa, dava non solo un giudizio su di sé, ma anche sul padre, a cui poteva dire: "trattami come un servo!". Ora è il figlio maggiore che sta dando un giudizio sul padre, che non gli ha permesso di essere felice. Per lui, per vivere felici bisognava andarsene di casa e godersela con le prostitute! Per vivere felici bisogna sottrarsi a questo padre, un padrone a cui lui non ha avuto neppure il coraggio di chiedere un capretto.
Questo figlio maggiore, arrabbiandosi perché il figlio minore è tornato e perchè il padre fa festa per lui, sta dicendo tutta la sua fatica, tutto il suo disagio nel vivere con il padre.
Questa incapacità di perdonare esprime soprattutto la nostra fatica di vivere con il Padre e quindi di vivere la fede. Siamo incapaci di perdonare al fratello minore perché noi ci crediamo perbene. Ma viviamo questo nostro perbenismo come qualche cosa che ci toglie la gioia, la libertà. Ci fa vivere da servi, perchè ci tocca obbedire! Se noi interpretiamo così la nostra vita di fede, il nostro vivere con Dio, allora è evidente che davanti a noi non abbiamo un Padre. Ci siamo costruiti un Dio diverso da quello rivelato da Gesù, noi non siamo più figli e quindi non riusciamo ad accogliere il fratello.
Ecco perchè il figlio maggiore non accoglie il fratello, non accetta il perdono del padre e si rifiuta di entrare in casa a fare festa. Questo fratello si rifiuta di fare festa! Tutto dipende dal concepire Dio come un giudice e un padrone, come qualcuno a cui bisogna solo obbedire. Ma il Padre è Colui che condivide tutto con i suoi figli. Non capire questo, rifiutare la logica dell’amore gratuito del Padre, conduce al rifiuto della gioia, al rifiuto della festa, al rifiuto della comunione. Vuol dire condannarsi ad una vita di tristezza, a una vita da servo. Il rifiuto di entrare non è solo il rifiuto di incontrarsi con il fratello, perché non lo vuole perdonare, ma è il rifiuto di fare festa! È il rifiuto di entrare nella gioia!
E allora il padre esce di casa e va incontro al figlio. Questo padre non si stanca mai! Non solo va incontro al figlio minore, ma va anche incontro al figlio maggiore. Questo padre che non smette mai di essere padre. Egli ha perso entrambi i figli, uno l'ha perso lontano da casa (come la pecora), e l'altro dentro casa (come la dramma). Ha perso due figli, e va in cerca di tutti e due! È il volto misericordioso del Padre che si manifesta anche al figlio maggiore, un volto d’amore, che è un amore senza pretese, capace solo di dare. Di dare a chi se ne è andato e anche a chi è rimasto dentro casa; di dare a chi ritorna e a chi non è capace di ritornare, a chi si lascia perdonare e a chi, invece, non è capace di perdonare. Questo è l’amore misericordioso del padre.
Il padre cerca in tutti i modi di far comprendere e condividere al suo figlio maggiore il suo amore misericordioso. Solo così egli potrà gioire e far festa per l'avvenuta risurrezione o ritorno alla vita del fratello minore.
La parabola finisce con la rivelazione di questo amore misericordioso e perdonante del padre, davanti al quale però non ci dice che cosa fa il figlio maggiore. Ecco perchè tutti gli autori definiscono questo terzo racconto come una narrazione aperta. Noi non sappiamo se il figlio maggiore ha finalmente capito l’amore del padre ed è entrato dentro casa. Non sappiamo se questo figlio maggiore si è lasciato anche lui perdonare ed ha perdonato. Non sappiamo se questo figlio maggiore è stato capace di essere figlio e di riconoscere il padre come padre e, conseguentemente, il fratello come fratello. Non sappiamo se ha voluto fare festa anche lui. La parabola si ferma qui e ci fermiamo qui anche noi. La parabola non lo dice, perché adesso bisogna che ognuno di noi faccia terminare la parabola come lui vuole.
Tuttavia, ritengo che porsi la domanda su cosa farà il figlio maggiore sia una questione fuorviante e poco importante nell'economia generale della parabola strutturata in tre narrazioni. Quello che il testo lucano vuole farci comprendere è la figura del padre, non quella dei figli. Infatti, la parabola vuole mettere il lettore davanti all'atteggiamento inaudito e umanamente incomprensibile del padre: indipendentemente dalla scelta che farà il figlio maggiore, egli sarà sempre con lui e continuerà ad amarlo. Proprio come la casalinga del secondo racconto, il padre non si stanca mai di cercare la dramma che si è persa in casa. Trovatala, organizza una grande festa. La moneta, cioè il figlio maggiore perso dentro casa, non deve fare nulla e non ha alcun merito da accampare. Fa tutto il padre misericordioso. Ecco l'amore folle che Dio Padre ha per ognuno di noi, le dramme perdute.
Questo è il volto scandaloso di Dio che Gesù ci ha rivelato. Il padre desidera che i due figli restino sempre a casa in comunione con lui, ma li lascia liberi di fare le loro scelte. Non pone la sua attenzione sui peccati da loro commessi. Questi, purtroppo, sono al centro della mentalità umana, manifestata dagli scribi e dai farisei, che tende a dividere gli uomini in peccatori da condannare e in giusti da salvare. Una errata visione teologica ha preteso di attribuire al Dio di Gesù Cristo la stessa logica umana. Al contrario, Dio non chiede nessuna conversione, nè alcun pentimento. Chi afferma ciò non ha conosciuto il Padre, il Dio rivelato da Gesù Cristo. Egli, nella sua infinita misericordia, è quel pastore che va sempre alla ricerca della pecora smarrita, la riporta a casa, e chiama tutti a fare festa e a condividere la sua gioia.
Per godere delle cure amorevoli del pastore (o della casalinga), non occorre essere giusti. L'amore misericordioso di Dio Padre è gratuito, non deve essere meritato.
Tutti gli uomini, nessuno escluso, entreranno nel regno di Dio e godranno della pace e della gioia, suoi doni gratuiti.
Quarto momento: La riflessione personale
Dedicate
almeno mezzora alla vostra personale riflessione.
Traccia di riflessione: L'amore del Padre per gli uomini è
senza limiti. Adesso bisogna che ognuno di noi
faccia finire la parabola, decidendo come figlio maggiore che cosa fare, se
entrare dentro casa oppure no! Perché, che il figlio minore torni, non c’è
problema; che noi come figli minori torniamo, questo è successo tante volte!
Adesso, la domanda che ci pone la parabola è: ma tu, come figlio maggiore, tu
così perbene, tu che ti sei perso rimanendo dentro casa, tu adesso che fai?
Accetti di perdonare tuo fratello? Accetti di essere perdonato nel tuo non aver
voluto perdonare? Accetti questo volto del Padre che fa festa per tuo fratello?
E accetti di fare festa anche tu? Insomma: accetti l’amore gratuito di Dio? A
noi tocca rispondere e decidere se entrare.
Quinto momento: La condivisione
comunitaria
Se avete
deciso di vivere insieme ad altri i primi tre momenti (in modo residenziale),
scambiate con loro la vostra riflessione.
Al termine
della vostra condivisione, accedete al blog noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com
e inserite un commento alla scheda del giorno in modo da favorire
l’arricchimento spirituale di tutti coloro che partecipano alla Settimana
Biblica Online.
Sesto momento: Liturgia delle Ore
Siamo giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it che vi proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa Universale.

Pubblico questo commento ricevuto da Maria Antonietta via Wa.
RispondiEliminaHo trovato interessante il corso biblico estivo. Sì secondo me, la relazione con il Padre si gioca tutto sull'amore gratuito che egli ci dona. È essere irradiati da esso nella grazia. Tuttavia, lasciarsi amare non è facile perché suppone essere piccoli, anawim ovvero bisognosi di Lui. Chi è disposto a rinunciare al delirio di onnipotenza in qualsiasi forma si manifesti accoglie l'amore del Padre e il suo amore totalmente altro. Dalla legge che obbliga e non rende liberi si fa il salto nella gratuità dell'amore del Padre, Abba e si esperienza che è un amore proveniente. Un caro saluto buona domenica e GMG
Rispondo un po' in ritardo. Secondo il mio modestissimo parere, per capire la Misericordia infinita del Padre verso gli ambedue fratelli, nel senso più esteso possibile, com'è questo padre, è necessaria la Grazia di intuire, capire a fondo le vere intenzioni del padre, ma per arrivare a ciò è necessario abbassarsi, diventare umili, sentirsi piccoli per accogliere le intenzioni d'Amore di questo Padre. Il figlio maggiore si era sentito sempre un servo, ma pieno di sé, perbenista, orgoglioso e superbo: ecco perché era triste e mai gioiva e mai si era abbassato a chiedere un capretto al padre. Quest'ultimo sarà sempre Amorevole con ambedue, ma secondo me, se il figlio maggiore non entra nella logica di un Padre che si dà con tutto se stesso, egli non entrerà facilmente alla Festa. Non voglio essere pessimista, ma soltanto affermare che, per entrarvi, bisogna essere piccoli, come bambini ed umili, semplici. A me, ad esempio, dà una Gioia Immensa, quel breve passo del Sl.130, in cui il Salmista scrive e sente interiormente : " ...È come un bimbo svezzato in braccio a sua madre". Il solo leggerlo, mi fa sentire Felice di essere "coccolata" nelle braccia tenere della mamma. Il Padre è anche Madre tenera e pienamente fiduciosa dei propri Figli!
RispondiEliminaQuesto Corso Biblico svolto in 5 giorni, mi ha fatta crescere spiritualmente ed anche nell'aprire il mio cuore alla Gioia ed alla Letizia di sentirmi amata veramente, senza meriti, da Dio Padre - Madre!
Grazie anche a te, Giancarlo Corvino!
Grazie a te Antonella per le tue profonde riflessioni. Solo una piccola considerazione sul tuo intervento. Nel parallelo con i primi due racconti, il figlio inore corrisponde alla pecora smarrita e il figlio maggiore alla moneta perduta. Ad entrambi non viene chiesto nulla per essere salvati, cioè riaccolti nella casa paterna. Fa tutto il Padre, che nel suo amore e nella sua libertà ci fa entrare per godere i suoi doni, la pace e la gioia.
Elimina