II SETTIMANA BIBLICA ONLINE - 09 AGOSTO 2019 - QUINTO GIORNO


II SETTIMANA BIBLICA ONLINE

09 AGOSTO 2019


IN CAMMINO VERSO GERUSALEMME

Quinto giorno


Primo momento: Preghiera iniziale


Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.

1Dio dei padri e Signore della misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, 2e con la tua sapienza hai formato l'uomo perché dominasse sulle creature che tu hai fatto, 3e governasse il mondo con santità e giustizia ed esercitasse il giudizio con animo retto, 4dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono, e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, 5perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava, uomo debole e dalla vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. 6Se qualcuno fra gli uomini fosse perfetto, privo della sapienza che viene da te, sarebbe stimato un nulla… 9Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; lei sa quel che piace ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. 10Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. 11Ella infatti tutto conosce e tutto comprende: mi guiderà con prudenza nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria (Sapienza 9,1-6.9-11).


Maria, Sede della Sapienza, prega per noi.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.

Secondo momento: La Parola di Dio

SALMO 131: IO INVECE RESTO QUIETO E SERENO.

Il testo

1 Canto delle salite. Di Davide.

Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.


2 Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.

3 Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.




Terzo momento: Commento teologico-esegetico

Il Salmo 131 è una grande preghiera di affidamento con al centro l’immagine del bambino svezzato, che immediatamente richiama alla memoria i testi evangelici in cui Gesù invita a divenire come bimbi per entrare ed essere grandi nel regno dei cieli. “Diventare” è un verbo di conversione: l’affidamento sereno e tranquillo di cui ci parla questo Salmo non è senza la fatica molto laboriosa di chi è chiamato dalla Parola di Dio a un radicale rinnovamento della propria vita, in particolare del proprio modo di stare davanti a Dio e davanti agli altri. Di questa conversione il Salmo 131 ci offre una traccia di cammino con la sua stessa articolazione.
Lo si può infatti facilmente suddividere in tre piccole strofe. Osservarle in modo globale, prima di entrare in ciascuna di esse, consente di cogliere la dinamica della preghiera impressa in questo testo.
a) la strofa iniziale è costituita dal primo versetto: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore / e non si leva con superbia il mio sguardo; / non vado in cerca di cose grandi, / superiori alle mie forze». Qui dobbiamo ascoltare soprattutto il “no” che ritorna con insistenza, tre volte: non si inorgoglisce; non si leva; non vado in cerca. Con questa triplice negazione il Salmo ci invita a vigilare su un modo sbagliato di atteggiarsi, non solo davanti a Dio, ma anche – come vedremo – davanti a se stessi, davanti agli altri, davanti alla realtà e alla storia. È come l’uomo non deve essere, anche se spesso è tentato di esserlo, o più realisticamente è di fatto così. Potremmo dire che in questa prima strofa troviamo il punto di partenza del cammino di conversione: ciò che si è e non si vuole più essere; ciò da cui la parola di Dio ci chiama a prendere le distanze.
b) Nella seconda strofa – ancora un solo versetto, il 2 – ascoltiamo in positivo ciò che l’uomo desidera essere; quello che, sempre illuminato dall’ascolto della Parola, comprende di dover essere. É la meta cui tende il cammino di conversione, il traguardo verso cui procede. Notiamo tuttavia che il Salmo esprime tutto questo con un verbo al presente: «Io sono». La meta sembra dunque già raggiunta, il cammino di conversione già pienamente compiuto. Se ascoltiamo questo Salmo nella verità della nostra vita probabilmente dovremmo concludere che per noi non è ancora così. Siamo in cammino; speriamo almeno di essere già in cammino e non semplicemente bloccati nell’orizzonte della prima strofa. Eppure rimane importante questo presente del verbo essere con cui la strofa si apre: «io sono!». Ci ricorda infatti che, se siamo ancora per via, raggiungere il traguardo è possibile. Nella grazia di Dio è possibile diventare ciò che il Signore ci chiede di essere. Perché egli stesso ci dona prima ciò che poi ci chiede. Il cammino di conversione appare agli occhi dell'orante già compiuto, perché è vissuto non confidando in se stesso, ma in Dio. È proprio quanto il Salmo esprime con l’immagine suggestiva di questa strofa centrale: il bambino già svezzato, che rimane tuttavia ancora in braccio a sua madre. Il cammino che compie non lo percorre confidando sull’agilità o la forza delle proprie gambe, ma sul fatto di essere portato in braccio da un altro/a. Questo è il movimento del Salmo 131: la prima strofa rappresenta un punto stabile, ma illusorio, in cui cerchiamo sempre di appoggiarci, di trovare sicurezze fallaci e ingannevoli, che presto vengono meno: il confidare in se stessi, il farci grandi, il presumere di noi con orgoglio e superbia. Questo appoggio inconsistente lo dobbiamo abbandonare per gettarci in colui che solo ci può davvero sostenere e custodire. Qui è la conversione fondamentale da vivere. Non si attesta tanto sul piano morale dei comportamenti da vivere o delle norme da osservare, ma sull’atteggiamento profondo del cuore: da un confidare in sé al confidare in un Altro.
c) C’è infine una terza strofa, ancora più breve: «Speri Israele nel Signore, ora e sempre». Può sorprendere che in un Salmo con accenti così intimi, come può esserlo la tenerezza del rapporto tra un bimbo e la sua mamma, si incontri questa apertura che allarga lo sguardo all’intero popolo di Israele. Leggendo gli altri Salmi abbiamo tuttavia imparato ad apprezzare questa dinamica tipica della preghiera biblica: tanto più si entra nella relazione con il Signore tanto più si assume su di sé il legame con tutto il popolo e con tutti i credenti in lui. L’intimità con il Signore non è mai esclusiva, ma sempre inclusiva: ciò che è vero per me deve esserlo per tutti, come pure è solo rimanendo in comunione con tutti i credenti che posso vivere in modo autentico, senza illusioni e senza inganni, la mia ricerca di Dio e la mia esperienza del suo abbraccio. Non posso chiamare Dio Padre se non a condizione di invocarlo come Padre “nostro”: tale rimane sempre la logica della preghiera biblica. La mia relazione con Dio deve sostenere quella degli altri e quella degli altri la mia. "Ora e sempre": passato e futuro si raccolgono nel presente dell’incontro con Dio, che illumina la memoria e consente di sperare nel futuro. «Speri Israele nel Signore», o meglio, come abbiamo già visto commentando il Salmo 130: «Speri Israele il Signore». Attenda Lui, non altro; confidi in Lui, non in altri. Il Salmo 131 ci descrive ora i tratti fondamentali di questa attesa: non nella superbia della vita, ma nell’umiltà dell’affidamento.


Dopo aver osservato la dinamica complessiva del Salmo 131, entriamo ora in ciascuna delle sue parti. La prima, come abbiamo visto, ci conduce in ciò che spesso l’uomo è: un cuore orgoglioso, uno sguardo superbo, un desiderio smisurato, che cerca cose grandi, superiori alle proprie possibilità. Talora è proprio questo atteggiamento che avvelena la vita, impedendole il respiro della serenità.
La fede autentica nel Dio di Gesù Cristo ci conduce invece a vivere sempre un’esperienza pasquale, non di innalzamento ma di abbassamento, di spoliazione di sé, di capacità di confidare in un altro che ti fa stare in piedi, quando da solo non ce la fai più. È l’esperienza di cui ci ha parlato il Salmo 130: quando avverti di essere precipitato in un abisso da cui non riesci a uscire da solo, a causa del male che puoi subire da altri, o a motivo del tuo stesso peccato, fai l’esperienza della misericordia di Dio che ti raggiunge e ti rialza. «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?». Chi potrà stare in piedi davanti a te? Nessuno, ma tu ci rialzi e tu ci fai stare in piedi davanti a te. Questa è l’esperienza di Dio, un’esperienza sempre pasquale, perché significa sperimentare la grazia del Dio della vita che ti rialza anche dalla fossa della morte o del peccato. Più volte Gesù negli evangeli afferma: «chi si innalza sarà abbassato; chi si abbassa sarà innalzato». Non dobbiamo ridurre queste espressioni a un significato solamente morale o peggio moralistico: è piuttosto l’invito a fare dell’esperienza di Dio un’esperienza pasquale: stai in piedi, realizzi te stesso, la tua vita produce frutti per te e per gli altri se anziché confidare in te confidi in un Altro che ti sostiene.



Questa confidenza viene espressa in positivo nella seconda strofa del Salmo, attraverso l’immagine del bimbo svezzato in braccio a sua madre. Più esattamente il testo ebraico dice: «come un bimbo su di me». L’immagine non è tanto quella del bambino portato in braccio, ma “su di me”, perché solitamente i bimbi erano portati sulle spalle dai genitori. La cosa più significativa è che qui il salmista parla in prima persona; è un padre o una madre che descrivono la loro esperienza personale del sostenere il proprio piccolo sulle proprie spalle. È un tratto importante, perché ci ricorda la dimensione relazionale dell’affidamento: ci si può davvero affidare a qualcun altro, a Dio stesso, solo se si è capaci di essere sostegno per un altro che si affida a noi. Un padre o una madre, ma chiunque altro che, in vari modi e a titoli diversi, sa farsi sostegno per le incertezze dei propri fratelli e delle proprie sorelle.
Una seconda precisazione è indispensabile per comprendere l’immagine. Si parla di bambino “svezzato: «Come un bimbo svezzato è l’anima mia», afferma il v. 2. “Anima” in ebraico è nefesh, che significa desiderio, ma originariamente anche respiro, o la sede del respiro, cioè la gola, o anche il suono emesso dalla gola, cioè la voce. Potremmo allora rendere così l’immagine: l’anima di un bimbo svezzato è una voce che non si sgola più nel pianto per avere il latte quando ha fame. Cerca la mamma non più nel suo bisogno, ma nella fiducia e nell’affidamento. Non ha più bisogno di lei semplicemente per sfamarsi, per colmare il suo bisogno, ma per affidarsi, per essere preso in braccio, o sulle spalle, e lasciarsi così condurre dove la mamma vuole portarlo.
Occorre più globalmente imparare a non desiderare autonomamente, ma insieme a Dio; entrare un po’ di più nei suoi desideri, assumendo il suo modo stesso di vedere e giudicare le cose. Quando un bambino è sulle spalle del papà o della mamma il suo stesso sguardo entra e si fonde con quello di chi lo porta su di sé. A quella del bambino potremmo associare un’altra immagine, questa volta evangelica: quella del discepolo che deve rimanere dietro Gesù, potremmo dire incollato alle sue spalle, perché in questo modo impara a guardare e a giudicare assumendo il punto di vista di Gesù, entrando nel suo stesso sguardo.
Tutto ciò che siamo, in questa antropologia sapiente e complessa, deve essere portato in Dio e affidato alle sue braccia. Un cuore abitato da Dio ci trasforma lo sguardo, fa camminare i nostri piedi sulle sue vie e unifica la nostra anima, il nostro respiro, nel desiderio di essere nelle sue braccia, in comunione con lui. In tutto ciò che meditiamo, guardiamo, cerchiamo nel cammino della vita, altro non dobbiamo sperare e attendere che l’incontro e la comunione con lui, come un bimbo che trova la sua gioia nell’essere sulle spalle della mamma o del papà.


Il Salmo 131 ci ricorda, nella sua battuta conclusiva, che questa non può essere solo la mia speranza, ma la speranza di tutti e la speranza per tutti. Si consegna la propria vita nelle mani di Dio con il desiderio che questa comunione sperimentata personalmente possa davvero diventare la speranza di tutti. «Speri Israele nel Signore», attenda Israele il Signore, e con Israele tutta la storia, ora e sempre!

Quarto momento: La riflessione personale

Dedicate almeno mezzora alla vostra personale riflessione.

Traccia di riflessione: La pace del Signore ha invaso la nostra vita? Siamo, in Dio, tranquilli come un bambino nelle braccia dei suoi genitori?   



Quinto momento: La condivisione comunitaria

Se avete deciso di vivere insieme ad altri i primi tre momenti (in modo residenziale), scambiate con loro la vostra riflessione.
Al termine della vostra condivisione, accedete al blog noiabbiamolamentedicristo.blogspot.com e inserite un commento alla scheda del giorno in modo da favorire l’arricchimento spirituale di tutti coloro che partecipano alla Settimana Biblica Online. Ricordo sempre di firmare i vostri commenti per non essere classificati come "anonimi" dal sistema.


Sesto momento: Liturgia delle Ore
Siamo giunti al momento conclusivo della Giornata. Accedete al sito www.liturgiadelleore.it che vi proporrà il testo della Liturgia delle Ore corrispondenti all’ora in cui effettuate l’accesso. Sarà un momento di preghiera vissuto in comunione non solo con i partecipanti alla Settimana Biblica Online, ma con la Chiesa Universale.

Commenti

  1. Bella la figura del bimbo svezzato addosso alla madre. Nella vita ci sono sempre avvenimenti e situazioni e persone che cercano di farci perdere la pace, che alterano la tranquillità, ma il metodo di vivere ogni cosa ,e non solo quando siamo ormai sfiniti stanchi impossibilitati a reagire, è stare abbandonati sulle spalle di Dio ...avere la certezza di essere sostenuti ,protetti anche elevati. Ecco perché non ho bisogno di guardare in alto anzi dovrei proprio guardare in basso ,a CHI mi sta portando. grazie Gesù

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    1. Mi ha colpito molto la figura del bambino che si trova in braccio all'adulto il bambino che deve avere la stessa visione di chi lo porta e anche il fatto della voce ossia che non si deve lamentare ma a fidarsi ... in un certo senso farsi portare da Colui che ha la vera visione della vita. Un'altra cosa che mi ha colpito tanto che per poterci affidare a Dio dobbiamo essere anche noi sostegno per un altro che si affida a noi. Aiutami Gesù a sentirmi come un bimbo che è portato in braccio da un padre o da una madre e avrò pace come dice la parola resto quieto e sereno Grazie Signore Gesù per il dono della tua presenza.

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    2. Gesù ha esortato i suoi discepoli ad essere come bambini nella relazione con Dio Padre. Solo abbandonandosi a Lui si potrà vivere la sua pace.

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  2. In un mondo pieno di stress, in cui siamo continuamente sottoposti alla rivalità, l’ambizione e la competizione, le parole di questo salmo sono come un balsamo che lenisce il dolore.
    Molto bella l’immagine del bimbo svezzato, che è già stato allattato e quindi è sazio. Per quel motivo, egli è tranquillo, appoggiato al seno materno. Noi cerchiamo spesso risposte come il bimbo affamato cerca il latte.
    Ma il più delle volte forse cerchiamo risposte ponendo le domande sbagliate.
    La fede in Dio può sicuramente liberarci dalle nostre ansie, dal nostro vagare in cerca di risposte che forse non arriveranno mai. Essa solo può donarci la pace di cui abbiamo bisogno, rendendo la nostra anima calma e tranquilla.
    Non saremo più alla ricerca di cose grandi e meravigliose perché avremo già trovato ciò che di più meraviglioso esiste: l’amore di Dio.

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    1. Rosaria, grazie per la tua bella riflessione. Paolo. Nella lettera ai Romani 12,2, ci esorta a non conformarsi alla mentalità del mondo, dominato dalla cupidigia, ma di abbandonarsi all'opera dello Spirito di Dio che è in noi, che ci unisce a Dio e ci aiuta a discernere la volontà divina. Realizzare la volontà di Dio invece che la nostra riempie di pace tutta la nostra esistenza.

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